Aci Sant'Antonio: scopri la città degli artisti e del carretto

Terre di Aci
Tuesday, 5 August 2025

Nel cuore del territorio etneo, tra l’Etna e il mare, sorge Aci Sant’Antonio, la “Città del carretto siciliano”. La leggenda vuole che, come le altri Aci che sorgono nel verde più lussureggiante della Sicilia, tragga le sue origini dalla mitica Xiphonia, e il suo nome sia collegato a quello del pastore Aci citato dai classici. Al di là della leggenda, le notizie storiche risalgono al 1169, quando il primo insediamento della zona di origine greca (“Jachium”) venne distrutto da un’eruzione: gli abitanti dei luoghi devastati ritirandosi in parte in una contrada ricca di vegetazione diedero vita al borgo del Casalotto.

Quasi cinquecento anni dopo, in seguito a una sempre più forte necessità d’autonomia, il borgo ottenne dal Vicerè di Palermo la scissione da Aquilia (oggi Acireale) che crescendo aveva inglobato diversi centri, che nel tempo riuscirono ad autodeterminarsi. Nacque quindi Aci Sant’Antonio, che crebbe sempre più, tanto da meritare l’appellativo “totius Acis mater et caput”. Nel 1826, poi, un Regio Decreto la separò da Aci San Filippo e Aci Catena, conferendo alla prima l’investitura di capo del mandamento. Il XVIII secolo rappresentò un periodo fiorente, soprattutto nell’ambito del commercio, con il prospero sviluppo dei carrettieri che fece nascere l’arte del carretto, dalla costruzione alla decorazione, portata nei decenni al massimo livello dal maestro di fama internazionale Domenico Di Mauro, morto a 103 anni nel 2016. Il carretto, divenuto quasi una tela per artisti il cui nome ha valicato mare, Alpi e continenti, ha oggi un museo dedicato, che oltre a diversi esemplari di grande pregio e valore conserva anche una piccola bottega nella quale operano alcuni giovani e già affermati maestri. La connotazione definitiva del Comune, infine, risale al 1951, anno del distacco del territorio di Valverde.

Il centro storico di Aci Sant’Antonio, tra fede e tradizione

Oggi il centro storico si irradia da una direttrice che parte da uno dei palazzi più importanti, divenuto anche set cinematografico: palazzo Riggio-Carcaci, da cui sorge una strada, via Vittorio Emanuele, che se percorsa per intero riuscirebbe a condurre fino all’Etna. Idealmente, però, la via, passando da un’intersezione detta dei quattru Cantuneri (con edifici che presentano un motivo urbanistico tipico isolano, con finestre, mensole e balconi simmetrici), da un ex convento di clausura del 1812 e da un meraviglioso esempio di barocco quale è Palazzo Puglisi (con un portone d’ingresso la cui pietra riporta l’anno 1799), giunge al culmine con la facciata della chiesa di San Michele, che alla sua destra osserva, frontalmente, la chiesa di San Biagio (col prospetto irregolare che ne rende accattivante la struttura) e a sinistra la piazza Maggiore e il terzo e più importante dei limitrofi edifici di culto centrali, l’imponente chiesa Madre col prospetto (opera dell’architetto Battaglia) diviso in due ordini con semicolonne accordate da timpani.
La chiesa è dedicata al santo patrono, Antonio Abate, festeggiato il 17 gennaio e celebrato ad estati alterne con un’imponente manifestazione capace di richiamare migliaia di fedeli: ad agosto con la sua antica statua vengono portate in giro per le vie del paese le quattro candelore, enormi opere d’arte (tipiche del catanese) sorrette da alcuni portantini. Una di queste, considerata la più imponente fra quelle del territorio, è detta ’U tronu, e i suoi portantini sono ammirati al pari della stessa.
Numerosi, infine, gli edifici storici e di culto sparsi sul territorio, che coi suoi quindici chilometri quadrati riesce a portarsi quasi sulla costa ionica e a respirare l’aria della montagna.

Il fascino unico del Museo del Carretto Siciliano

All’inizio di una delle due strade principali del Comune di Aci Sant’Antonio, la via Vittorio Emanuele, direttrice che se condotta interamente arriverebbe fino al vulcano Etna, è ospitato, sulla parte sinistra, il “Museo del Carretto Siciliano”, all’interno di un’affascinante struttura ottocentesca.
Allestito ne 2014 dal liceo artistico “Lazzaro” con criteri espositivi moderni, in uno spazio di circa seicento metri quadrati ospita opere del territorio catanese e palermitano, le più antiche risalenti al 1883-1885, con raffigurazioni di tema religioso, che richiamano ad esempio San Giorgio, e letterario, con elementi figurativi legati alle “Chanson de geste”, da Rinaldo ad Orlando.
Diverse le opere degli artisti locali, su tutte quelle del maestro di fama internazionale Domenico Di Mauro, morto a 103 anni nel 2016 e iscritto nel “Registro delle Eredità immateriali” della Regione siciliana, “Libro dei Tesori umani viventi”, su richiesta della Provincia di Catania. Come lui, anche altri artisti santantonesi, le cui opere sono presenti all’interno del Museo, sono iscritti nel “Registro” (su tutti Nerina Chiarenza, che continua a produrre opere di straordinaria bellezza), a testimoniare l’importanza del carretto siciliano per questa cittadina, che ne è diventata simbolo riconosciuto nel mondo, al punto che su diverse vie del centro storico sorgono dei murales che ritraggono i più celebri fra gli scultori, i fabbri e i pittori. Già nel XVIII secolo queste opere ad Aci Sant’Antonio videro un periodo fiorente a livello commerciale, con i carrettieri che vivevano assiduamente il territorio santantonese, facendo a gara per chi avesse il proprio mezzo decorato nel modo migliore e dando vita a un’arte che non ha eguali, con a nascita dei maestri carradori.
Oltre a diversi esemplari di grande pregio e valore, poi, il museo (che in un percorso formativo racconta la realizzazione delle varie parti del carretto) conserva anche una piccola bottega nella quale operano alcuni giovani e già affermati maestri, membri dell’associazione “Amici del carretto” che anima la struttura, come Gaetano Di Guardo e Salvo Nicolosi, che nel museo lavorano, seguono i visitatori e organizzano stage per altri giovani artisti amanti del carretto siciliano e della sua arte. Le opere e le collaborazioni di Di Guardo e Nicolosi sono già ritenute di grande pregio, al punto che diversi brand internazionali hanno chiesto la loro collaborazione per rendere il proprio marchio unico, riconoscibile grazie ai colori caldi tipici delle opere legate a quest’arte.

L’imponente festa per il santo, capace di richiamare migliaia di fedeli

La festa del santo patrono di Aci Sant’Antonio, Antonio Abate, è una celebrazione molto sentita che si svolge ogni anno a gennaio, quando ricorre la solennità del nome dell’anacoreta della tebaide, e ogni due anni ad agosto, nella terza domenica del mese, quando viene celebrata quella definita dai santantonesi “’A festa ranni”.
È una festa patronale dalle origini molto antiche, che coinvolge attivamente tutta la comunità locale. Durante i festeggiamenti, gestiti ogni biennio da un comitato festeggiamenti diverso, la statua del Santo viene portata in processione per le vie del paese, accompagnata da canti e preghiere, e prevede, tra le altre cose, la benedizione degli animali, dei quali secondo tradizione Antonio Abate è protettore.
La giornata festiva centrale inizia con il rintocco delle campane e lo sparo di colpi a cannone. Seguono le celebrazioni eucaristiche e la benedizione del pane, e il momento culminante è la svelata del simulacro del Santo, che viene esposto alla venerazione dei fedeli.
La processione serale vede poi la statua di Sant’Antonio Abate portata su un’artistica “vara”, un fercolo decorato con colonne corinzie, arcate e lampade in argento. Con la “vara”, percorrono le vie del centro cittadino i quattro cerei, le “candelore”, enormi opere in legno dall’antichissima memoria storica, che rappresentano quattro categorie cittadine: il Cereo dei Contadini, conosciuto anche come “u tronu” per le sue dimensioni che nel fanno il maggiore di tutto il territorio, datato 1896; il Cereo dei Mastri Artigiani e Operai, risalente al 1911, chiamato anche “’a signurina”; il Cereo dei Carrettieri/Commercianti, risalente anch’esso al 1911, che conserva elementi che ricordano il carretto siciliano; e, infine, il Cereo degli Agricoltori (o degli Impiegati), costruito nel 1947, chiamato anche “la bomboniera” per il suo stile curato. È usanza che, durante un grande spettacolo pirotecnico, i cerei eseguano delle ballate, con i portantini che quasi si sfidano per chi riesce a fare i movimenti migliori e per una durata estesa, nonostante il peso delle opere che sorreggono. Al termine dei fuochi, ogni cereo si dispone davanti il fercolo del santo in segno di prostrazione. Un vero e proprio spettacolo, questo, capace di attrarre una vasta quantità di visitatori.


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