Nel cuore barocco di Acireale, un itinerario imprescindibile nella “città dei 100 campanili” ci porta tra le tre basiliche alla scoperta dei luoghi simbolo della fede e dell’arte identitaria delle Aci.
La fondazione della Basilica Cattedrale intitolata a Maria Santissima Annunziata risale ai primi anni del XV secolo, ma già nel secolo precedente era stata edificata poco distante una piccola cappella dedicata all’Annunziata. Agli inizi del XVI secolo a pochi metri dalla cappella fu costruita una chiesetta ad una sola navata con un campanile, la cui pianta corrisponde all’attuale navata centrale. Dopo alcuni ampliamenti, che videro nel 1651 la santa vergine e martire Venera proclamata patrona della città di Acireale e nel 1683 avviare i lavori per la costruzione, all’interno della basilica, di una cappella che doveva custodire le sacre reliquie ed il prezioso simulacro della Santa, l’11 gennaio del 1693 un terribile sisma devastò la Sicilia sud-orientale distruggendone gran parte del patrimonio storico-artistico, compresa buona parte della chiesa Matrice, i cui restauri furono ultimati all’inizio del XVIII secolo. In seguito all’istituzione della Diocesi di Acireale, tra il 1887 ed il 1890, per volontà del primo vescovo monsignor Gerlando Maria Genuardi, venne completato il prospetto principale con la costruzione della torre campanaria di settentrione, il rosone ed una galleria di raccordo, composta da colonnine ed archetti. Tra il 1905 ed il 1907 il pittore Giuseppe Sciuti di Zafferana Etnea realizzò gli affreschi della volta. L’attuale prospetto è il risultato di interventi che si sono succeduti nel corso dei secoli, tra campanili, capitelli corinzi, mattoni policromi smaltati, un portale in pietra bianca costituito da quattro colonne corinzie ed ovviamente l’imprescindibile pietra lavica.
Attraversando all’uscita piazza Duomo, si erge la basilica intitolata ai Santi Pietro e Paolo, legata ad una antica confraternita che per praticare il culto in onore dei due Principi degli Apostoli si riuniva in una chiesetta che sorgeva a ridosso dell’allora chiesa Madre di Acireale. La costruzione della chiesa risale al XVI secolo ma la violenza del terremoto del 1693 distrusse la cupola e provocò gravi danni a tutta la struttura. A partire dal 1705, i governatori della chiesa incaricarono Pietro Paolo Vasta di disegnare il nuovo prospetto, iniziato nel 1740. Il campanile ammirabile oggi è decorato con motivi floreali e mascheroni posti alla fine di ogni ordine. Il portale principale è sormontato da un timpano spezzato sorretto da due colonne di minore grandezza sempre in stile corinzio. Il secondo ordine è arricchito da sei colonne in stile composito che fanno da cornice al finestrone centrale, la cui vetrata presenta lo stemma basilicale. Seguono poi due targhe circolari e le statue di san Pietro a sinistra e di san Paolo a destra. Chiude il secondo ordine un timpano triangolare di chiara matrice classica.
Proseguendo oltre il Palazzo di città in direzione sud con pochi passi, sorge la maestosa Basilica dedicata al culto del compatrono della città, San Sebastiano, sviluppatosi tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo e invocato come protettore contro la peste del 1577, quando una terribile epidemia di peste colpì il territorio delle Aci e la statua del santo fu tenuta sull’altare come oggetto di suppliche da parte dei fedeli. La città rimase immune al contagio e i devoti che, certi dell’intercessione del Santo, aumentarono al punto di non poter essere più accolti nella chiesetta. I rettori della confraternita decisero allora di costruire una monumentale chiesa di tipo basilicale a tre navate. Le circa 60.000 vittime del citato terremoto della Val di Noto, di cui 739 nella città di Aci, videro crollare buona parte dell’edificio che, come ricorda un’epigrafe posta sul lato destro della facciata, fu ricostruito tra il 1695 e il 1699. Ultimata la facciata nel 1715, nel 1732 Pietro Paolo Vasta realizzò gli affreschi del coro e del presbiterio, mentre tra il 1899 e il 1901 Francesco Patanè eseguì ad encausto gli affreschi dei due lati del transetto. La facciata della basilica costituisce un perfetto esempio di barocco siciliano: disegnata dall’acese Angelo Bellofiore, è abbellita da colonne decorate con girali d’acanto e figure antropomorfe. Abbondano alla sua vista statue di santi e puttini che reggono ghirlande di fiori e frutti e che rappresentano un vero e proprio inno alla vita. Non a caso, l’UNESCO ha dichiarato la basilica “monumento messaggero di una cultura di pace”.
Visitare le Aci significa immergersi in un angolo di Sicilia incantevole in grado di concentrare una ricchezza di attrazioni e peculiarità così vicine da avere ben pochi eguali nel mondo per unicità. Incastonate tra il blu del mar Jonio e l’imponenza dell’Etna con le sue piste, i suoi rifugi e i suoi scorci mozzafiato, le terre di Aci rappresentano un inimitabile mix di natura, cultura e tradizione.
E’ possibile lasciarsi travolgere da allegria e colori del più bel Carnevale di Sicilia, nel museo a cielo aperto che è il centro storico di Acireale, città dei cento campanili nota anche per il suo ricercato barocco e le sue maestose basiliche, così come abbracciare al contempo il silenzio contemplativo dell’Eremo di Sant’Anna di Aci Catena, del Santuario della Madonna di Valverde o del suggestivo Presepe Settecentesco a grandezza naturale, incastonato in una delle grotte laviche acesi.
Si può abbracciare il mare della scogliera acese, con le sue immersioni, i suoi pescatori e i loro giri in barca, ma anche le sue torrette e le sue piscine naturali, per un’Estate che qui dura almeno cinque mesi ogni anno. Ci si può rilassare tra agriturismi e ville di pregio nel territorio di Valverde o percorrere le piste ciclabili di Aci Bonaccorsi e Aci Sant’Antonio, città degli artisti e tappa obbligata per il suo Museo del Carretto. Si possono vivere le intense tradizioni religiose e folcloristiche, perdendosi tra i vicoli barocchi o ripercorrendo antiche vie come le celebri Chiazzette nella riserva naturale della Timpa, il percorso dei mulini ad acqua di Aci Catena o le sue Terme di Santa Venera al pozzo.
Soggiornando tra boutique hotel o deliziosi agriturismi, è facile godere della calorosa ospitalità di Sicilia, ove ogni soggiorno serba esperienze uniche e memorabili. Le Terre di Aci non sono solo una meta turistica, ma un’esperienza da vivere, tra escursioni, relax o immersioni nella cultura locale: ogni angolo racconta una storia che attende di essere scoperta.
Ti consigliamo di contattare intanto l’Ufficio I.A.T. Informazione Accoglienza Turistica, sito in Via Vittorio Emanuele II n. 133, Acireale (CT), al numero telefonico 0952282031 o tramite l’e-mail iat.acireale@gmail.com
Eccoti una serie di suggerimenti di operatori del settore che hanno messo a disposizione i loro contatti per i viaggiatori grazie al GAL Terre di Aci:

Nel cuore barocco di Acireale, tra la pietra nera che racconta storie e il profumo dell’attesa natalizia, un capolavoro senza tempo...
C’è un luogo ad Acireale dove la pietra nera e la luce si parlano in silenzio e l’arte non è esposta, ma custodita dalla terra stessa. È la grotta naturale di scorrimento lavico, formatasi secoli fa alle pendici dell’Etna, che oggi accoglie un tesoro raro e prezioso: il Presepe Settecentesco di Acireale. Protetto all’interno della Chiesa di Santa Maria della Neve, tra ombre vulcaniche e quiete sacra, prende forma come un sogno sospeso tra arte e devozione. A renderlo unico non è solo l’ambiente naturale che lo ospita, ma la sua stessa composizione.
Le statue, a grandezza naturale con i volti in cera, sono vestite con abiti tipici della civiltà contadina, modellate con cura artigianale e sensibilità commovente: pastori, venditori, artigiani e bambini, come cristallizzati in un tempo sospeso. L’ambientazione rupestre e la materia viva della lava che avvolge la scena creano un’atmosfera irripetibile: un luogo dell’anima, dove sacro e popolare convivono tra scene di vita quotidiana, in un equilibrio armonioso tra realismo e spiritualità, ove ogni dettaglio agevola un’intensa esperienza non solo visiva, ma emotiva. Il Presepe Settecentesco, patrimonio culturale e spirituale della città, è visitabile ogni giorno nel periodo natalizio, ma è possibile prenotare visite guidate anche durante tutto l’anno.
Paola Riccioli

Nel cuore del territorio etneo, tra l’Etna e il mare, sorge Aci Sant’Antonio, la “Città del carretto siciliano”. La leggenda vuole che, come le altri Aci che sorgono nel verde più lussureggiante della Sicilia, tragga le sue origini dalla mitica Xiphonia, e il suo nome sia collegato a quello del pastore Aci citato dai classici. Al di là della leggenda, le notizie storiche risalgono al 1169, quando il primo insediamento della zona di origine greca (“Jachium”) venne distrutto da un’eruzione: gli abitanti dei luoghi devastati ritirandosi in parte in una contrada ricca di vegetazione diedero vita al borgo del Casalotto.
Quasi cinquecento anni dopo, in seguito a una sempre più forte necessità d’autonomia, il borgo ottenne dal Vicerè di Palermo la scissione da Aquilia (oggi Acireale) che crescendo aveva inglobato diversi centri, che nel tempo riuscirono ad autodeterminarsi. Nacque quindi Aci Sant’Antonio, che crebbe sempre più, tanto da meritare l’appellativo “totius Acis mater et caput”. Nel 1826, poi, un Regio Decreto la separò da Aci San Filippo e Aci Catena, conferendo alla prima l’investitura di capo del mandamento. Il XVIII secolo rappresentò un periodo fiorente, soprattutto nell’ambito del commercio, con il prospero sviluppo dei carrettieri che fece nascere l’arte del carretto, dalla costruzione alla decorazione, portata nei decenni al massimo livello dal maestro di fama internazionale Domenico Di Mauro, morto a 103 anni nel 2016. Il carretto, divenuto quasi una tela per artisti il cui nome ha valicato mare, Alpi e continenti, ha oggi un museo dedicato, che oltre a diversi esemplari di grande pregio e valore conserva anche una piccola bottega nella quale operano alcuni giovani e già affermati maestri. La connotazione definitiva del Comune, infine, risale al 1951, anno del distacco del territorio di Valverde.
Oggi il centro storico si irradia da una direttrice che parte da uno dei palazzi più importanti, divenuto anche set cinematografico: palazzo Riggio-Carcaci, da cui sorge una strada, via Vittorio Emanuele, che se percorsa per intero riuscirebbe a condurre fino all’Etna. Idealmente, però, la via, passando da un’intersezione detta dei quattru Cantuneri (con edifici che presentano un motivo urbanistico tipico isolano, con finestre, mensole e balconi simmetrici), da un ex convento di clausura del 1812 e da un meraviglioso esempio di barocco quale è Palazzo Puglisi (con un portone d’ingresso la cui pietra riporta l’anno 1799), giunge al culmine con la facciata della chiesa di San Michele, che alla sua destra osserva, frontalmente, la chiesa di San Biagio (col prospetto irregolare che ne rende accattivante la struttura) e a sinistra la piazza Maggiore e il terzo e più importante dei limitrofi edifici di culto centrali, l’imponente chiesa Madre col prospetto (opera dell’architetto Battaglia) diviso in due ordini con semicolonne accordate da timpani.
La chiesa è dedicata al santo patrono, Antonio Abate, festeggiato il 17 gennaio e celebrato ad estati alterne con un’imponente manifestazione capace di richiamare migliaia di fedeli: ad agosto con la sua antica statua vengono portate in giro per le vie del paese le quattro candelore, enormi opere d’arte (tipiche del catanese) sorrette da alcuni portantini. Una di queste, considerata la più imponente fra quelle del territorio, è detta ’U tronu, e i suoi portantini sono ammirati al pari della stessa.
Numerosi, infine, gli edifici storici e di culto sparsi sul territorio, che coi suoi quindici chilometri quadrati riesce a portarsi quasi sulla costa ionica e a respirare l’aria della montagna.
All’inizio di una delle due strade principali del Comune di Aci Sant’Antonio, la via Vittorio Emanuele, direttrice che se condotta interamente arriverebbe fino al vulcano Etna, è ospitato, sulla parte sinistra, il “Museo del Carretto Siciliano”, all’interno di un’affascinante struttura ottocentesca.
Allestito ne 2014 dal liceo artistico “Lazzaro” con criteri espositivi moderni, in uno spazio di circa seicento metri quadrati ospita opere del territorio catanese e palermitano, le più antiche risalenti al 1883-1885, con raffigurazioni di tema religioso, che richiamano ad esempio San Giorgio, e letterario, con elementi figurativi legati alle “Chanson de geste”, da Rinaldo ad Orlando.
Diverse le opere degli artisti locali, su tutte quelle del maestro di fama internazionale Domenico Di Mauro, morto a 103 anni nel 2016 e iscritto nel “Registro delle Eredità immateriali” della Regione siciliana, “Libro dei Tesori umani viventi”, su richiesta della Provincia di Catania. Come lui, anche altri artisti santantonesi, le cui opere sono presenti all’interno del Museo, sono iscritti nel “Registro” (su tutti Nerina Chiarenza, che continua a produrre opere di straordinaria bellezza), a testimoniare l’importanza del carretto siciliano per questa cittadina, che ne è diventata simbolo riconosciuto nel mondo, al punto che su diverse vie del centro storico sorgono dei murales che ritraggono i più celebri fra gli scultori, i fabbri e i pittori. Già nel XVIII secolo queste opere ad Aci Sant’Antonio videro un periodo fiorente a livello commerciale, con i carrettieri che vivevano assiduamente il territorio santantonese, facendo a gara per chi avesse il proprio mezzo decorato nel modo migliore e dando vita a un’arte che non ha eguali, con a nascita dei maestri carradori.
Oltre a diversi esemplari di grande pregio e valore, poi, il museo (che in un percorso formativo racconta la realizzazione delle varie parti del carretto) conserva anche una piccola bottega nella quale operano alcuni giovani e già affermati maestri, membri dell’associazione “Amici del carretto” che anima la struttura, come Gaetano Di Guardo e Salvo Nicolosi, che nel museo lavorano, seguono i visitatori e organizzano stage per altri giovani artisti amanti del carretto siciliano e della sua arte. Le opere e le collaborazioni di Di Guardo e Nicolosi sono già ritenute di grande pregio, al punto che diversi brand internazionali hanno chiesto la loro collaborazione per rendere il proprio marchio unico, riconoscibile grazie ai colori caldi tipici delle opere legate a quest’arte.

La festa del santo patrono di Aci Sant’Antonio, Antonio Abate, è una celebrazione molto sentita che si svolge ogni anno a gennaio, quando ricorre la solennità del nome dell’anacoreta della tebaide, e ogni due anni ad agosto, nella terza domenica del mese, quando viene celebrata quella definita dai santantonesi “’A festa ranni”.
È una festa patronale dalle origini molto antiche, che coinvolge attivamente tutta la comunità locale. Durante i festeggiamenti, gestiti ogni biennio da un comitato festeggiamenti diverso, la statua del Santo viene portata in processione per le vie del paese, accompagnata da canti e preghiere, e prevede, tra le altre cose, la benedizione degli animali, dei quali secondo tradizione Antonio Abate è protettore.
La giornata festiva centrale inizia con il rintocco delle campane e lo sparo di colpi a cannone. Seguono le celebrazioni eucaristiche e la benedizione del pane, e il momento culminante è la svelata del simulacro del Santo, che viene esposto alla venerazione dei fedeli.
La processione serale vede poi la statua di Sant’Antonio Abate portata su un’artistica “vara”, un fercolo decorato con colonne corinzie, arcate e lampade in argento. Con la “vara”, percorrono le vie del centro cittadino i quattro cerei, le “candelore”, enormi opere in legno dall’antichissima memoria storica, che rappresentano quattro categorie cittadine: il Cereo dei Contadini, conosciuto anche come “u tronu” per le sue dimensioni che nel fanno il maggiore di tutto il territorio, datato 1896; il Cereo dei Mastri Artigiani e Operai, risalente al 1911, chiamato anche “’a signurina”; il Cereo dei Carrettieri/Commercianti, risalente anch’esso al 1911, che conserva elementi che ricordano il carretto siciliano; e, infine, il Cereo degli Agricoltori (o degli Impiegati), costruito nel 1947, chiamato anche “la bomboniera” per il suo stile curato. È usanza che, durante un grande spettacolo pirotecnico, i cerei eseguano delle ballate, con i portantini che quasi si sfidano per chi riesce a fare i movimenti migliori e per una durata estesa, nonostante il peso delle opere che sorreggono. Al termine dei fuochi, ogni cereo si dispone davanti il fercolo del santo in segno di prostrazione. Un vero e proprio spettacolo, questo, capace di attrarre una vasta quantità di visitatori.

È online la graduatoria delle selezioni per “Belìce a 1 Euro”!
Un’esperienza autentica nel cuore della Sicilia, al costo simbolico di un euro: questo è lo spirito di “Leisure-learning weekend a 1 Euro nella Valle del Belìce”, l’iniziativa promossa dal GAL Valle del Belìce con operatori turistici e culturali locali.
Dal 22 al 24 agosto 2025, 20 partecipanti vivranno tre giorni tra laboratori pratici guidati da artigiani, cuochi, contadini e produttori, pernottamenti, pasti, escursioni e visite culturali, scoprendo in prima persona i saperi e i sapori della Valle del Belìce.
La graduatoria ufficiale è ora disponibile: scopri se sei tra i selezionati e preparati a un’esperienza indimenticabile tra paesaggi rurali, tradizioni e comunità accoglienti.

Un’esperienza autentica nel cuore della Sicilia, al costo simbolico di un euro. È questo lo spirito di "Leisure-learning weekend a 1 Euro nella Valle del Belìce", l’iniziativa promossa dal GAL Valle del Belìce in collaborazione con operatori turistici e culturali del territorio.
Dal 22 al 24 agosto 2025, 20 partecipanti maggiorenni avranno la possibilità di vivere un percorso didattico di leisure-learning, un format che unisce viaggio e apprendimento. I partecipanti verranno inseriti in laboratori pratici della durata complessiva di 12 ore guidati da esperti locali – artigiani, cuochi, contadini, produttori – per scoprire in modo concreto una tradizione o un saper fare del Belìce: dalla ceramica alla panificazione, dalla lavorazione del corallo alla pasticceria siciliana.
L’esperienza include anche pernottamento, pasti, escursioni e visite culturali, per un’immersione totale nella vita, nei paesaggi e nelle comunità della Valle del Belìce, tra le province di Trapani e Agrigento.
Per candidarsi, è necessario compilare il modulo online entro il dal 28 luglio al 5 agosto, allegando un breve video motivazionale. I selezionati dovranno documentare l’esperienza con contenuti social e partecipare a un video-racconto collettivo.
Una proposta originale e inclusiva per raccontare la Sicilia dei borghi, dei mestieri e dell’accoglienza.

Nel cuore della Sicilia sud-occidentale, il Parco Archeologico di Selinunte è uno dei siti più estesi d’Europa. Qui, il silenzio della campagna siciliana si intreccia con le imponenti rovine dei templi dorici, offrendo un’esperienza unica che unisce cultura, natura e mobilità sostenibile.
Grazie al progetto Archeobike, oggi è possibile scoprire Selinunte in bicicletta. Un percorso cicloturistico pensato per chi ama esplorare lentamente, respirando il paesaggio e godendo della bellezza di un patrimonio archeologico straordinario. Il tour prevede tratti pedalati e camminati, accompagnati da audioguide multilingua e segnaletica dedicata.
Il tragitto in bici parte dalla collina orientale, dove si erge il maestoso Tempio E, passando per i resti dei Templi F e G. Tappa imperdibile è la mostra Ars Aedificandi, con fedeli riproduzioni delle tecniche costruttive usate dagli antichi greci. Il percorso prosegue verso Baglio Florio e culmina nella suggestiva Acropoli, affacciata sul mare e immersa nella vegetazione mediterranea.
Il Parco di Selinunte è stato il primo in Sicilia a promuovere il cicloturismo nei siti archeologici. Un modo autentico e sostenibile per valorizzare il territorio, rispettando l’ambiente e incentivando forme di turismo lento e consapevole. Gli itinerari si snodano tra strade sterrate, uliveti e paesaggi rurali, offrendo scorci ideali per fotografia, birdwatching e meditazione.
Durante l’anno, il Parco organizza giornate a ingresso gratuito, visite guidate speciali e attività stagionali dedicate a famiglie, scolaresche e viaggiatori slow. Occasioni perfette per unire la scoperta del patrimonio storico con la bellezza naturale della costa selinuntina.
Su Rural Sicily trovi idee, itinerari e consigli per esplorare la Sicilia rurale in modo autentico e sostenibile. Il tour in bici nel Parco di Selinunte è solo una delle tante esperienze che ti aspettano: dalle vie del vino alle strade del grano, dalle riserve naturali ai borghi marinari.
Che tu sia un cicloturista esperto o un viaggiatore curioso, Selinunte è una meta ideale per vivere la Sicilia con lentezza. Prenota ora il tuo tour Archeobike e lasciati guidare tra rovine antiche e profumi di macchia mediterranea.

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