L’Eremo di Sant’Anna, perla della Fede da riscoprire, tra storia e devozione

Terre di Aci
Tuesday, 12 August 2025

Nel 1776 un viaggiatore francese, Jean-Marie Roland de la Platière, economista e futuro ministro degli interni sotto Luigi XVI, si rammarica di non trovare più il famoso Aci che scorreva di fronte all’eremo di S. Anna e che qualche lava tanto barbara quanto il Ciclope, avrà di nuovo distrutto.
Egli, nel ricordare di essere stato gentilmente ospitato dagli eremiti, rimane estasiato davanti allo stupendo panorama che scorge dall’alto, immerso nel bosco che, secondo la sua descrizione, arrivava sino alle porte di Aci. Roland de la Platière parla di 15 eremiti e li descrive come uomini vigorosi che dissodano i campi, cardano, filano e tessono la lana, lavorano il legno e usano il tornio.
In un atto del notaio Francesco Rossi di Aci Sant’Antonio e San Filippo si fa menzione di una chiesetta, dedicata a Sant’Anna, che sorgeva nel quartiere di Aci San Filippo. Nel Menologio dell’eremo, un manoscritto opera di uno dei primi eremiti - fra Andrea Musumeci di Acireale - si legge che nel 1740, il fondatore dell’eremo, fra Rosario Campione, e padre Mariano Patanè si recarono in quel luogo dove vivevano due eremiti, fra Mario Finocchiaro e fra Giuseppe Piscitelli, e ivi trovarono una piccola chiesa, povera e sprovveduta di tutto, coperta dell’ellera di dentro e di fuori, con una o due camerette più povere della stessa chiesa ed in malissimo arnese.
Grazie alla generosità del canonico Mario Finocchiaro, ciantro della Collegiata di Aci S. Filippo, che nel 1744 aveva donato al Campione un appezzamento di terreno, cominciarono a sorgere altre celle attorno a quella chiesa. Vi furono altre donazioni: anche i principi di Campofiorito, secondo monsignor Salvatore Bella, contribuirono largamente alla costruzione dell’eremo.
I lavori, ultimati nel 1756, furono eseguiti dagli eremiti, che nel frattempo avevano seguito il Campione, sotto la guida di due murifabbri di Aci S. Antonio: Alfio Grasso e il figlio Concetto che nel 1761 divenne anch’esso eremita, prendendo il nome di fra Arcangelo.
Dell’eremo di Sant’Anna parla il canonico Giuseppe Recupero, nella sua Storia naturale e generale dell’Etna (1815): “Io non posso impedirmi di far menzione di una chiesa che sorge sopra Aci S. Filippo col titolo di S. Anna, la quale, quantunque circondata da folta selva di querce, non lascia di essere in un luogo molto elevato ed ameno, perché domina le sottoposte campagne, donde si gode una deliziosa ed ampia prospettiva. L’anno 1734 ritirossi in essa un uomo molto divoto, vestito con abito eremitico, che chiamatasi fra Giuseppe Piscitelli della città di Cerreto, del regno di Napoli. Menò quivi esso una vita esemplare sino all’anno 1740, in cui si chiamò frate Rosario Campione, allora romito della chiesa di Loreto, vicino alla città di Acireale”.
Nel settembre del 1904, sulla rivista Emporium apparve un articolo, Luoghi romiti: su e giù per il Bosco Etneo di Giovanni Paternò Castello, all’interno del quale si parlava dell’Eremo di Sant’Anna.
“Ed ora veniamo all’Eremo di Sant’Anna, al luogo solitario per eccellenza e pittoresco quant’altro mai. La strada che da Valverde vi conduce non è che un continuo succedersi di vedute superbe e d’orridi meravigliosi. Elci e querci dappertutto, abbarbicate tra gli interstizii di massi erratici di cui son formate le colline a destra e a sinistra della via, se via si può chiamare un sentiero scosceso e petroso difficile sinanco ai pedoni, ma che rende ancor più solitario il luogo. La posizione dell’eremo è incantevole. Dalla terrazza della chiesa si gode d’uno splendido orizzonte! I paesi di S.Filippo, Aci-Catena, Aci-Reale, S.Lucia e Platani distesi gai e ridenti tra il nero d’una vegetazione tropicale sembrano candidissime macchie di neve. In fondo Capo Mulini s’allunga nel mare con la vigile torre di Sant’Anna, ancora pronta a segnalare i corsari. A sinistra Taormina, cui sovrasta la rupe di Mola sempre circonfusa di nubi, rispecchia mollemente nell’onde. A tergo, l’Etna maestoso, la montagna dei Ciclopi, che domina con la sua vetta e terra e mare e come sfondo al quadro laggiù, di faccia, a mezzogiorno il mare Jonio, il più azzurro dei mari e le lontanissime montagne della costa calabra, che a guisa di sbiadite nuvolette s’intravedono appena tra gli strati atmosferici. Luogo più acconcio per rimaner l’uomo estatico al cospetto dell’opera divina, il fondatore dell’eremo non poteva trovare”. L’Eremo, di recente restaurato e proprietà della Curia Vescovile di Acireale, si erge ancora oggi per posizione e bellezza quale luogo unico in tutta la Sicilia ed è visitabile su appuntamento o in occasione di alcune ricorrenze liturgiche.


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