Il Santuario della Madonna di Valverde, situato nell’entroterra del comprensorio delle Aci, è uno dei più antichi luoghi di culto mariano della Sicilia. La sua origine si intreccia con una leggenda affascinante, quella della conversione del brigante Dionisio, toccato dalla grazia divina dopo un’apparizione della Vergine Maria.
Questo racconto, tramandato nei secoli, ha reso il santuario meta di pellegrinaggi e simbolo di rinascita spirituale, radicandolo profondamente nella tradizione popolare siciliana.
Nel giugno del 1038, durante l’ultimo periodo della dominazione araba in Sicilia, un viandante di nome Egidio fu assalito da un brigante, Dionisio, nell’altopiano della Vallis Viridis. Egidio, devoto della Vergine Maria, invocò la sua protezione. Una voce celeste risuonò nella valle: «Dionisio, deponi quell’arma… e cessa questa vita di brigantaggio».
Il miracolo avvenne: Egidio fu salvo e Dionisio si convertì, scegliendo la via dell’eremitaggio.
Dionisio ebbe tre visioni della Madonna: nella prima, gli chiese di costruire una chiesa e coinvolgere i sacerdoti e il popolo; la seconda gli indicò una fonte d’acqua miracolosa ancora oggi visibile in contrada Fontana; nella terza apparizione, la Madonna gli apparve su una nube, coronata e con il Bambino in braccio. La sua immagine si impresse miracolosamente su un pilastro del santuario, oggi venerato con grande devozione.
Il santuario affonda le sue radici nel XIII secolo, quando la popolazione costruì una piccola chiesa attorno a un’edicola votiva della Madonna. Già nel 1223 si documenta la presenza della Confraternita della Misericordia, a conferma della lunga storia del culto.
Nel 1296 il santuario fu consacrato per volere di Federico II d’Aragona. Nel 1446 ottenne il titolo di chiesa sacramentale. Seguì un importante ampliamento nel Cinquecento e, dopo il disastroso terremoto del 1693, fu ricostruito con l'aggiunta del convento, per volontà del principe Stefano Riggio e affidato agli agostiniani scalzi. Il pilastro miracoloso rimase intatto, con una sola fenditura sull’aureola della Vergine.
L’architettura attuale del santuario è frutto di vari interventi tra il XVI e il XVIII secolo. Tra gli elementi più caratteristici si trovano:
Il porticato con colonne in pietra lavica e tredici finestre del convento;
La facciata armoniosa con archi e colonne;
Il portale tardo quattrocentesco, decorato con motivi floreali e colonnine tortili;
Lo stemma in pietra bianca dei principi Riggio.
Accanto al campanile si trova la base in pietra lavica con incisa la data 1559, testimonianza della lunga storia del complesso.
All’interno, il santuario ospita numerosi altari in marmo policromo. Tra i più importanti:
L’altare maggiore è realizzato in marmi preziosi, mentre quello del pilastro miracoloso è in stile barocco. Il dipinto è custodito da una porta in argento finemente lavorata.
Da segnalare anche:
Nel chiostro si trovano pitture monocrome sui Misteri del Rosario, la statua di Sant’Agostino e pannelli moderni dedicati ai pellegrinaggi.
Ogni anno, l’ultima domenica di agosto, Valverde celebra la Madonna con tre giorni di festeggiamenti che fondono spiritualità e tradizione. La processione, le celebrazioni liturgiche, i fuochi d’artificio e le illuminazioni trasformano il paese in un centro vivo di devozione.
Il Santuario di Maria Santissima di Valverde rappresenta un vero e proprio unicum nel panorama religioso siciliano. Luogo di storia, arte e fede, continua a essere punto di riferimento per i fedeli e scrigno di memoria collettiva.
Un luogo che racconta una storia di conversione, resilienza e speranza, tramandata di generazione in generazione.
Nel 1776 un viaggiatore francese, Jean-Marie Roland de la Platière, economista e futuro ministro degli interni sotto Luigi XVI, si rammarica di non trovare più il famoso Aci che scorreva di fronte all’eremo di S. Anna e che qualche lava tanto barbara quanto il Ciclope, avrà di nuovo distrutto.
Egli, nel ricordare di essere stato gentilmente ospitato dagli eremiti, rimane estasiato davanti allo stupendo panorama che scorge dall’alto, immerso nel bosco che, secondo la sua descrizione, arrivava sino alle porte di Aci. Roland de la Platière parla di 15 eremiti e li descrive come uomini vigorosi che dissodano i campi, cardano, filano e tessono la lana, lavorano il legno e usano il tornio.
In un atto del notaio Francesco Rossi di Aci Sant’Antonio e San Filippo si fa menzione di una chiesetta, dedicata a Sant’Anna, che sorgeva nel quartiere di Aci San Filippo. Nel Menologio dell’eremo, un manoscritto opera di uno dei primi eremiti - fra Andrea Musumeci di Acireale - si legge che nel 1740, il fondatore dell’eremo, fra Rosario Campione, e padre Mariano Patanè si recarono in quel luogo dove vivevano due eremiti, fra Mario Finocchiaro e fra Giuseppe Piscitelli, e ivi trovarono una piccola chiesa, povera e sprovveduta di tutto, coperta dell’ellera di dentro e di fuori, con una o due camerette più povere della stessa chiesa ed in malissimo arnese.
Grazie alla generosità del canonico Mario Finocchiaro, ciantro della Collegiata di Aci S. Filippo, che nel 1744 aveva donato al Campione un appezzamento di terreno, cominciarono a sorgere altre celle attorno a quella chiesa. Vi furono altre donazioni: anche i principi di Campofiorito, secondo monsignor Salvatore Bella, contribuirono largamente alla costruzione dell’eremo.
I lavori, ultimati nel 1756, furono eseguiti dagli eremiti, che nel frattempo avevano seguito il Campione, sotto la guida di due murifabbri di Aci S. Antonio: Alfio Grasso e il figlio Concetto che nel 1761 divenne anch’esso eremita, prendendo il nome di fra Arcangelo.
Dell’eremo di Sant’Anna parla il canonico Giuseppe Recupero, nella sua Storia naturale e generale dell’Etna (1815): “Io non posso impedirmi di far menzione di una chiesa che sorge sopra Aci S. Filippo col titolo di S. Anna, la quale, quantunque circondata da folta selva di querce, non lascia di essere in un luogo molto elevato ed ameno, perché domina le sottoposte campagne, donde si gode una deliziosa ed ampia prospettiva. L’anno 1734 ritirossi in essa un uomo molto divoto, vestito con abito eremitico, che chiamatasi fra Giuseppe Piscitelli della città di Cerreto, del regno di Napoli. Menò quivi esso una vita esemplare sino all’anno 1740, in cui si chiamò frate Rosario Campione, allora romito della chiesa di Loreto, vicino alla città di Acireale”.
Nel settembre del 1904, sulla rivista Emporium apparve un articolo, Luoghi romiti: su e giù per il Bosco Etneo di Giovanni Paternò Castello, all’interno del quale si parlava dell’Eremo di Sant’Anna.
“Ed ora veniamo all’Eremo di Sant’Anna, al luogo solitario per eccellenza e pittoresco quant’altro mai. La strada che da Valverde vi conduce non è che un continuo succedersi di vedute superbe e d’orridi meravigliosi. Elci e querci dappertutto, abbarbicate tra gli interstizii di massi erratici di cui son formate le colline a destra e a sinistra della via, se via si può chiamare un sentiero scosceso e petroso difficile sinanco ai pedoni, ma che rende ancor più solitario il luogo. La posizione dell’eremo è incantevole. Dalla terrazza della chiesa si gode d’uno splendido orizzonte! I paesi di S.Filippo, Aci-Catena, Aci-Reale, S.Lucia e Platani distesi gai e ridenti tra il nero d’una vegetazione tropicale sembrano candidissime macchie di neve. In fondo Capo Mulini s’allunga nel mare con la vigile torre di Sant’Anna, ancora pronta a segnalare i corsari. A sinistra Taormina, cui sovrasta la rupe di Mola sempre circonfusa di nubi, rispecchia mollemente nell’onde. A tergo, l’Etna maestoso, la montagna dei Ciclopi, che domina con la sua vetta e terra e mare e come sfondo al quadro laggiù, di faccia, a mezzogiorno il mare Jonio, il più azzurro dei mari e le lontanissime montagne della costa calabra, che a guisa di sbiadite nuvolette s’intravedono appena tra gli strati atmosferici. Luogo più acconcio per rimaner l’uomo estatico al cospetto dell’opera divina, il fondatore dell’eremo non poteva trovare”. L’Eremo, di recente restaurato e proprietà della Curia Vescovile di Acireale, si erge ancora oggi per posizione e bellezza quale luogo unico in tutta la Sicilia ed è visitabile su appuntamento o in occasione di alcune ricorrenze liturgiche.


Nel cuore del territorio etneo, tra l’Etna e il mare, sorge Aci Sant’Antonio, la “Città del carretto siciliano”. La leggenda vuole che, come le altri Aci che sorgono nel verde più lussureggiante della Sicilia, tragga le sue origini dalla mitica Xiphonia, e il suo nome sia collegato a quello del pastore Aci citato dai classici. Al di là della leggenda, le notizie storiche risalgono al 1169, quando il primo insediamento della zona di origine greca (“Jachium”) venne distrutto da un’eruzione: gli abitanti dei luoghi devastati ritirandosi in parte in una contrada ricca di vegetazione diedero vita al borgo del Casalotto.
Quasi cinquecento anni dopo, in seguito a una sempre più forte necessità d’autonomia, il borgo ottenne dal Vicerè di Palermo la scissione da Aquilia (oggi Acireale) che crescendo aveva inglobato diversi centri, che nel tempo riuscirono ad autodeterminarsi. Nacque quindi Aci Sant’Antonio, che crebbe sempre più, tanto da meritare l’appellativo “totius Acis mater et caput”. Nel 1826, poi, un Regio Decreto la separò da Aci San Filippo e Aci Catena, conferendo alla prima l’investitura di capo del mandamento. Il XVIII secolo rappresentò un periodo fiorente, soprattutto nell’ambito del commercio, con il prospero sviluppo dei carrettieri che fece nascere l’arte del carretto, dalla costruzione alla decorazione, portata nei decenni al massimo livello dal maestro di fama internazionale Domenico Di Mauro, morto a 103 anni nel 2016. Il carretto, divenuto quasi una tela per artisti il cui nome ha valicato mare, Alpi e continenti, ha oggi un museo dedicato, che oltre a diversi esemplari di grande pregio e valore conserva anche una piccola bottega nella quale operano alcuni giovani e già affermati maestri. La connotazione definitiva del Comune, infine, risale al 1951, anno del distacco del territorio di Valverde.
Oggi il centro storico si irradia da una direttrice che parte da uno dei palazzi più importanti, divenuto anche set cinematografico: palazzo Riggio-Carcaci, da cui sorge una strada, via Vittorio Emanuele, che se percorsa per intero riuscirebbe a condurre fino all’Etna. Idealmente, però, la via, passando da un’intersezione detta dei quattru Cantuneri (con edifici che presentano un motivo urbanistico tipico isolano, con finestre, mensole e balconi simmetrici), da un ex convento di clausura del 1812 e da un meraviglioso esempio di barocco quale è Palazzo Puglisi (con un portone d’ingresso la cui pietra riporta l’anno 1799), giunge al culmine con la facciata della chiesa di San Michele, che alla sua destra osserva, frontalmente, la chiesa di San Biagio (col prospetto irregolare che ne rende accattivante la struttura) e a sinistra la piazza Maggiore e il terzo e più importante dei limitrofi edifici di culto centrali, l’imponente chiesa Madre col prospetto (opera dell’architetto Battaglia) diviso in due ordini con semicolonne accordate da timpani.
La chiesa è dedicata al santo patrono, Antonio Abate, festeggiato il 17 gennaio e celebrato ad estati alterne con un’imponente manifestazione capace di richiamare migliaia di fedeli: ad agosto con la sua antica statua vengono portate in giro per le vie del paese le quattro candelore, enormi opere d’arte (tipiche del catanese) sorrette da alcuni portantini. Una di queste, considerata la più imponente fra quelle del territorio, è detta ’U tronu, e i suoi portantini sono ammirati al pari della stessa.
Numerosi, infine, gli edifici storici e di culto sparsi sul territorio, che coi suoi quindici chilometri quadrati riesce a portarsi quasi sulla costa ionica e a respirare l’aria della montagna.
All’inizio di una delle due strade principali del Comune di Aci Sant’Antonio, la via Vittorio Emanuele, direttrice che se condotta interamente arriverebbe fino al vulcano Etna, è ospitato, sulla parte sinistra, il “Museo del Carretto Siciliano”, all’interno di un’affascinante struttura ottocentesca.
Allestito ne 2014 dal liceo artistico “Lazzaro” con criteri espositivi moderni, in uno spazio di circa seicento metri quadrati ospita opere del territorio catanese e palermitano, le più antiche risalenti al 1883-1885, con raffigurazioni di tema religioso, che richiamano ad esempio San Giorgio, e letterario, con elementi figurativi legati alle “Chanson de geste”, da Rinaldo ad Orlando.
Diverse le opere degli artisti locali, su tutte quelle del maestro di fama internazionale Domenico Di Mauro, morto a 103 anni nel 2016 e iscritto nel “Registro delle Eredità immateriali” della Regione siciliana, “Libro dei Tesori umani viventi”, su richiesta della Provincia di Catania. Come lui, anche altri artisti santantonesi, le cui opere sono presenti all’interno del Museo, sono iscritti nel “Registro” (su tutti Nerina Chiarenza, che continua a produrre opere di straordinaria bellezza), a testimoniare l’importanza del carretto siciliano per questa cittadina, che ne è diventata simbolo riconosciuto nel mondo, al punto che su diverse vie del centro storico sorgono dei murales che ritraggono i più celebri fra gli scultori, i fabbri e i pittori. Già nel XVIII secolo queste opere ad Aci Sant’Antonio videro un periodo fiorente a livello commerciale, con i carrettieri che vivevano assiduamente il territorio santantonese, facendo a gara per chi avesse il proprio mezzo decorato nel modo migliore e dando vita a un’arte che non ha eguali, con a nascita dei maestri carradori.
Oltre a diversi esemplari di grande pregio e valore, poi, il museo (che in un percorso formativo racconta la realizzazione delle varie parti del carretto) conserva anche una piccola bottega nella quale operano alcuni giovani e già affermati maestri, membri dell’associazione “Amici del carretto” che anima la struttura, come Gaetano Di Guardo e Salvo Nicolosi, che nel museo lavorano, seguono i visitatori e organizzano stage per altri giovani artisti amanti del carretto siciliano e della sua arte. Le opere e le collaborazioni di Di Guardo e Nicolosi sono già ritenute di grande pregio, al punto che diversi brand internazionali hanno chiesto la loro collaborazione per rendere il proprio marchio unico, riconoscibile grazie ai colori caldi tipici delle opere legate a quest’arte.

La festa del santo patrono di Aci Sant’Antonio, Antonio Abate, è una celebrazione molto sentita che si svolge ogni anno a gennaio, quando ricorre la solennità del nome dell’anacoreta della tebaide, e ogni due anni ad agosto, nella terza domenica del mese, quando viene celebrata quella definita dai santantonesi “’A festa ranni”.
È una festa patronale dalle origini molto antiche, che coinvolge attivamente tutta la comunità locale. Durante i festeggiamenti, gestiti ogni biennio da un comitato festeggiamenti diverso, la statua del Santo viene portata in processione per le vie del paese, accompagnata da canti e preghiere, e prevede, tra le altre cose, la benedizione degli animali, dei quali secondo tradizione Antonio Abate è protettore.
La giornata festiva centrale inizia con il rintocco delle campane e lo sparo di colpi a cannone. Seguono le celebrazioni eucaristiche e la benedizione del pane, e il momento culminante è la svelata del simulacro del Santo, che viene esposto alla venerazione dei fedeli.
La processione serale vede poi la statua di Sant’Antonio Abate portata su un’artistica “vara”, un fercolo decorato con colonne corinzie, arcate e lampade in argento. Con la “vara”, percorrono le vie del centro cittadino i quattro cerei, le “candelore”, enormi opere in legno dall’antichissima memoria storica, che rappresentano quattro categorie cittadine: il Cereo dei Contadini, conosciuto anche come “u tronu” per le sue dimensioni che nel fanno il maggiore di tutto il territorio, datato 1896; il Cereo dei Mastri Artigiani e Operai, risalente al 1911, chiamato anche “’a signurina”; il Cereo dei Carrettieri/Commercianti, risalente anch’esso al 1911, che conserva elementi che ricordano il carretto siciliano; e, infine, il Cereo degli Agricoltori (o degli Impiegati), costruito nel 1947, chiamato anche “la bomboniera” per il suo stile curato. È usanza che, durante un grande spettacolo pirotecnico, i cerei eseguano delle ballate, con i portantini che quasi si sfidano per chi riesce a fare i movimenti migliori e per una durata estesa, nonostante il peso delle opere che sorreggono. Al termine dei fuochi, ogni cereo si dispone davanti il fercolo del santo in segno di prostrazione. Un vero e proprio spettacolo, questo, capace di attrarre una vasta quantità di visitatori.

Lo Shinrin Yoku, o "bagno nella foresta", è una pratica giapponese che promuove il benessere attraverso l'immersione consapevole nella natura. Camminare lentamente tra gli alberi, respirare profondamente e ascoltare i suoni del bosco aiuta a ridurre lo stress, migliorare l'umore e rafforzare il sistema immunitario.
Gaspare Armato, psicologo e psicoterapeuta cognitivista, ha introdotto lo Shinrin Yoku in Sicilia, in particolare tra Palermo e Montevago. La sua formazione, influenzata da esperti come Stefano Mancuso e Gianni Liotti, lo ha portato a integrare la Psicologia Ambientale e la Medicina Forestale per promuovere il benessere attraverso la connessione con la natura.
Montevago, situata nella Valle del Belice, è un luogo simbolo di resilienza. Dopo il devastante terremoto del 1968, la comunità ha lavorato per ricostruire non solo le strutture, ma anche il legame con l'ambiente circostante. Oggi, Montevago offre un contesto ideale per praticare lo Shinrin Yoku, grazie ai suoi paesaggi naturali e alla tranquillità che li caratterizza.
Praticare lo Shinrin Yoku a Montevago significa vivere un'esperienza autentica nella Sicilia rurale. È un'opportunità per rallentare, riconnettersi con se stessi e con l'ambiente, e riscoprire il valore del silenzio e della contemplazione.
Scopri come la natura può diventare una fonte di benessere e spiritualità, e pianifica la tua esperienza immersiva nella Sicilia più autentica.

Situata a 6 km da Sambuca di Sicilia, MaMaTerra Casa SanGiacomo è un'azienda agricola biologica a conduzione familiare che si estende su 18 ettari di colline coltivate a grano, sulla, ulivi e ospita 15 animali tra pony, asini e altri. Dal 2004, l'azienda adotta pratiche agricole sostenibili e, dal 2024, ha intrapreso un percorso per diventare una fattoria sociale, offrendo esperienze educative e inclusive per tutte le età.
MaMaTerra propone una varietà di attività che combinano apprendimento, manualità e contatto con la natura:
Le attività di MaMaTerra sono pensate per un massimo di 14 partecipanti, garantendo un'esperienza personalizzata e coinvolgente. Le giornate in fattoria sono ideali per famiglie, scuole e gruppi che desiderano vivere un'esperienza autentica nella campagna siciliana.
Un'opportunità unica per avvicinarsi alla natura, apprendere pratiche sostenibili e vivere la Sicilia rurale in modo autentico.

Situato nel cuore del Bosco Finestrelle a Santa Ninfa, il Parco NaturAvventura Finestrelle è il primo parco avventura in Sicilia dotato del sistema di sicurezza COUDU PRO, garantendo un'esperienza sicura per adulti e bambini a partire dai 3 anni. I percorsi, regolati dalla normativa EN 15567, offrono sfide adatte a tutte le età, con attività che spaziano dal free climbing all'uso di tirolesi e ponti sospesi.
Oltre ai percorsi acrobatici, il parco propone:
La Riserva Naturale Grotta di Santa Ninfa, gestita da Legambiente Sicilia, si estende su un altopiano carsico di circa 140 ettari. La zona A comprende la grotta di origine carsica lunga 1,5 km, mentre la zona B abbraccia la Valle del Biviere, caratterizzata da doline, karren e una ricca biodiversità. Le escursioni guidate permettono di esplorare questi ambienti unici, con partenza dal Castello di Rampinzeri.
Tra i percorsi consigliati:
Questi itinerari offrono un'immersione totale nella natura, ideali per escursionisti di tutti i livelli.
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Nel cuore della Valle del Belice, dove il paesaggio racconta storie millenarie di pietra, ulivi e luce, nasce Salemi Ceramics: un laboratorio di ceramica internazionale che unisce il fascino dell’<strong’artigianato contemporaneo con l’atmosfera unica di uno dei borghi più affascinanti della Sicilia.
Gli spazi del laboratorio sono ospitati all’interno del Chiostro di Sant’Agostino, un gioiello architettonico risalente al XV secolo. Tra colonne in pietra, archi gotici e silenziosi cortili interni, prende forma un’esperienza creativa profonda, che si nutre del ritmo lento della natura, della cultura siciliana e dell’energia dell’argilla.
Salemi Ceramics propone corsi intensivi per ogni livello, pensati per trasformare il tempo in Sicilia in un momento di scoperta personale. I programmi includono:
Ogni percorso è accompagnato da momenti di relax, con pratiche di yoga, passeggiate nella campagna trapanese e degustazioni locali.
A Salemi si incontrano viaggiatori, artisti e appassionati provenienti da ogni parte del mondo. Il laboratorio è anche uno spazio di dialogo, dove la tradizione ceramica siciliana si intreccia con linguaggi contemporanei e visioni globali, restituendo oggetti unici che raccontano esperienze, emozioni e connessioni.
Partecipare a un corso di Salemi Ceramics significa molto più che apprendere una tecnica: è un invito a rallentare, a toccare con mano la bellezza della semplicità e a lasciarsi ispirare dai ritmi autentici della Sicilia rurale. Dalla terra nasce la creta, dalla creta nasce la forma, e dalla forma nasce una storia che profuma di Mediterraneo.

Acireale, elegante cittadina ai piedi dell’Etna affacciata sul mar Ionio, ospita ogni anno uno degli eventi folkloristici più attesi dell’isola: il Carnevale di Acireale, definito da molti il più bello di Sicilia. Con radici che affondano nel Seicento e una tradizione scenografica unica nel suo genere, il Carnevale acese è una celebrazione di arte, ironia, colori e partecipazione popolare che anima le vie del centro storico tra maschere barocche, carri allegorici e spettacolari composizioni floreali.
Le prime testimonianze del Carnevale di Acireale risalgono al XVII secolo, quando la popolazione dava sfogo alla fantasia con lanci di agrumi, scherzi e sfilate improvvisate. Nei secoli successivi, la festa si è evoluta e istituzionalizzata, diventando uno degli appuntamenti più attesi della comunità, capace di attrarre migliaia di visitatori ogni anno. A partire dal secondo dopoguerra, il Carnevale si è distinto per l’introduzione dei carri allegorico-grotteschi, vere opere d’arte in cartapesta che mescolano satira politica, ironia sociale e riferimenti alla cultura pop.
Ma ciò che rende il Carnevale di Acireale davvero unico sono i carri infiorati, un’originale invenzione locale: strutture mobili interamente decorate con fiori freschi, spesso animati da meccanismi mobili, che creano effetti spettacolari sia di giorno che di notte.
Durante il Carnevale, il centro storico di Acireale si trasforma in un teatro a cielo aperto. Piazza Duomo, via Ruggero Settimo, corso Umberto e piazza Indirizzo diventano le arterie principali di una festa lunga giorni. I carri sfilano tra facciate barocche e balconi in ferro battuto, accompagnati da bande musicali, gruppi in maschera, ballerini e artisti di strada. Le scenografie, spesso realizzate con estrema cura artigianale, dialogano con l’architettura del centro, creando un contrasto visivo tra la pietra lavica dei palazzi e la leggerezza colorata della festa.
Ogni carro rappresenta mesi di lavoro da parte di associazioni, artisti e volontari locali. Le composizioni, alte anche oltre 10 metri, sono animate da luci, suoni e movimenti meccanici sincronizzati, con effetti sorprendenti che catturano l’attenzione di grandi e piccoli.
Il carro fiorito è la vera anima identitaria del Carnevale di Acireale. Ogni anno, queste creazioni inedite celebrano la natura, la bellezza, la primavera, ma anche temi di attualità, raccontati attraverso simbolismi floreali e meccanismi scenici raffinati. I maestri fiorai acesi lavorano con margherite, garofani, crisantemi, ginestre e fiori autoctoni per comporre pannelli che richiamano quadri, sculture o scene teatrali.
Accanto alla bellezza floreale, c’è la forza graffiante della satira grottesca: i carri allegorici rappresentano politici, celebrità e personaggi pubblici in chiave caricaturale, proiettando uno sguardo critico ma giocoso sulla società contemporanea.
Il Carnevale di Acireale è pensato per un pubblico ampio: sfilate di gruppi mascherati, spettacoli per bambini, mostre, eventi gastronomici e concerti animano la città per giorni, culminando nel "Gran Finale" con la premiazione dei carri più belli. La partecipazione è sentita non solo dagli abitanti di Acireale, ma anche da tutto il comprensorio etneo, rendendo l’evento un importante momento di coesione e identità territoriale.
Oggi il Carnevale di Acireale è riconosciuto a livello nazionale e inserito tra gli eventi carnevaleschi più significativi d’Italia. La manifestazione attira ogni anno oltre 200.000 visitatori, con un indotto importante per l’economia locale, in particolare nel settore dell’ospitalità e dell’artigianato. Per il visitatore, è l’occasione perfetta per scoprire non solo la festa, ma anche le bellezze del territorio acese: dal barocco delle chiese al mare di Santa Maria La Scala, fino alle escursioni sulle pendici dell’Etna.

Nel cuore del centro storico di Acireale sorge una delle istituzioni culturali più antiche e prestigiose della Sicilia: la Biblioteca e Pinacoteca Zelantea. Fondata nel 1671 dall’abate Pietro Zelante, la biblioteca rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per studiosi, appassionati e visitatori alla scoperta del patrimonio librario e artistico dell’isola. Un luogo dove la storia incontra la bellezza, in cui ogni sala racconta secoli di cultura e tradizione.
La Biblioteca Zelantea nasce da una prima donazione privata, ma cresce nei secoli grazie all’impegno di religiosi, mecenati e intellettuali locali. Oggi vanta un patrimonio di oltre 250.000 volumi, tra cui manoscritti, incunaboli, cinquecentine, edizioni rare e libri antichi. Particolarmente rilevante è la collezione di opere giuridiche, storiche e teologiche che documentano la vitalità culturale della Sicilia tra Seicento e Ottocento.
Alcuni dei tesori più rari custoditi comprendono il prezioso "Acis Hortus Regius", un erbario botanico illustrato risalente al 1811, e una vasta raccolta di lettere, documenti epistolari e scritti autografi di importanti personalità siciliane. L’accesso al materiale è garantito grazie a un attento lavoro di conservazione e digitalizzazione, volto a preservare il patrimonio per le generazioni future.
Accanto alla biblioteca, la Pinacoteca Zelantea raccoglie una selezione di opere d’arte di pregio, frutto della donazione del barone Paolo Leonardi Pennisi nel 1850. La collezione si compone di dipinti, sculture e disegni, con una particolare attenzione alla produzione artistica locale. Tra gli artisti rappresentati figurano Giacinto Platania, cronista visivo dell’eruzione dell’Etna del 1669, e maestri del Seicento e Settecento come il Domenichino e il Guercino.
Oltre alle opere pittoriche, la pinacoteca ospita anche una ricca raccolta di oggetti storici e reperti archeologici, tra cui spicca il celebre busto marmoreo di Cesare rinvenuto a Capomulini, risalente all’epoca romana.
La sede attuale della Zelantea, in stile neoclassico, fu progettata agli inizi del Novecento dall’architetto Mariano Panebianco. L’imponente facciata introduce a un ambiente elegante, con ampie sale di lettura, gallerie espositive e ambienti di rappresentanza. Al suo interno si trova anche una suggestiva carrozza settecentesca appartenuta al Senato acese, oggi esposta al pubblico.
Oggi la biblioteca è sede dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici, custode della tradizione culturale locale e promotrice di eventi, convegni e attività di valorizzazione del patrimonio storico e letterario di Acireale.
Visitare la Zelantea significa immergersi in un suggestivo palazzo neoclassico progettato dall'ingegnere acese Mariano Panebianco, oggetto di ampliamenti e arricchimenti. È una meta ideale per chi desidera esplorare non solo il territorio, ma anche le sue radici storiche, letterarie e artistiche. Un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato, e che ancora oggi continua a ispirare studiosi e visitatori da tutto il mondo.

Le Terre del Nisseno, nel cuore della Sicilia, sono una delle mete ideali per chi desidera vivere un’esperienza autentica di turismo rurale. Qui, ogni viaggio si trasforma in un’immersione tra paesaggi collinari incontaminati, tradizioni agricole, artigianato locale e sapori genuini. Ancora lontana dal turismo di massa, quest’area è perfetta per chi cerca un contatto diretto con la natura, la cultura e le persone del territorio.
Nelle Terre del Nisseno, il visitatore non è uno spettatore ma un partecipante attivo. Si può:
Queste attività sono pensate per coinvolgere pienamente i visitatori in una vita rurale autentica, ideali per coppie, famiglie e piccoli gruppi in cerca di turismo esperienziale in Sicilia.
Il cuore dell’esperienza è il cibo. I prodotti agroalimentari delle Terre del Nisseno raccontano la storia della terra: olio extravergine d’oliva, vino, grani antichi siciliani, formaggi tradizionali. Molte aziende agricole offrono:
Attività perfette per chi vuole scoprire da vicino le eccellenze dell’agricoltura siciliana sostenibile.
Alloggiare nelle Terre del Nisseno significa entrare in una rete di ospitalità diffusa: agriturismi, case vacanza immerse nel verde, masserie ristrutturate ed ecomusei che raccontano la storia dei luoghi. Camminare, pedalare o andare a cavallo lungo i sentieri rurali siciliani permette un’esplorazione lenta e profonda del territorio.
Tra uliveti, vigneti e campi di grano, ogni scorcio diventa un invito a riconnettersi con il paesaggio — e con sé stessi.
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Lasciati guidare dal ritmo lento della terra. Le Terre del Nisseno ti aspettano.

Nel cuore della Sicilia più autentica, le Terre del Nisseno offrono un itinerario affascinante tra castelli medievali e miniere di zolfo e di sale. Un paesaggio segnato da fortezze arroccate, sentieri rurali e luoghi di memoria mineraria, dove ogni pietra racconta secoli di storia. Scopri un viaggio tematico unico tra architetture normanne, archeologia industriale e paesaggi mozzafiato, ideale per chi cerca un turismo culturale, lento e immersivo nella vera Sicilia.
Nel cuore della Sicilia, le Terre del Nisseno custodiscono una costellazione di castelli medievali che raccontano secoli di battaglie, dominazioni e leggende. Non semplici monumenti, ma sentinelle di pietra che ancora oggi dominano vallate, crinali e tratti di costa. Scoprirli significa intraprendere un cammino culturale e paesaggistico, dove arte militare, architettura e mito si intrecciano lungo sentieri silenziosi e carichi di memoria.
Le miniere di zolfo e di sale del Nisseno raccontano una storia di fatica, resilienza e identità. Per secoli hanno plasmato il paesaggio e la vita delle comunità locali. Oggi sono veri e propri santuari storici, un patrimonio da valorizzare e tramandare, che offre uno sguardo unico sull’archeologia industriale siciliana.
Un percorso perfetto per chi desidera coniugare architetture storiche, eredità industriale e territori autentici con un turismo lento e immersivo.
Il cammino parte da una tappa imprescindibile: il Castello Manfredonico Chiaramontano di Mussomeli, tra i più affascinanti della Sicilia. Costruito nel XIV secolo su uno sperone roccioso a 778 metri d’altitudine, domina l’intera vallata sottostante. Le sue sale, torri e leggende—come quella della “dama murata viva”—attirano ogni anno appassionati e viaggiatori. Lo si può raggiungere a piedi dal centro storico tramite un percorso panoramico, ideale per amanti del trekking leggero e della fotografia.
Proseguendo verso est si raggiunge Mazzarino, dove sorgono i suggestivi resti del Castello di Grassuliato, noto anche come “U Cannuni” per la sua torre cilindrica. Poco conosciuto ma molto evocativo, si presta a esplorazioni a piedi tra uliveti e sentieri rurali. Un tempo baluardo normanno, conserva un’aura enigmatica che affascina escursionisti e studiosi.
La tappa conclusiva conduce alla costa, dove si erge il Castello di Falconara, unico maniero costiero del Nisseno. Affacciato sul Mediterraneo, appartenne per secoli alla nobile famiglia Chiaramonte Bordonaro. Oggi può essere ammirato dall’esterno o durante eventi speciali. È la chiusura perfetta di un cammino storico che unisce architettura medievale e bellezza marina.
Un viaggio nelle miniere di zolfo e sale siciliane è un’immersione nella storia industriale, nella geologia e nell’identità locale. Una tappa fondamentale è il Museo della Miniera di Zolfo di Trabia Tallarita, situato sull’altopiano gessoso-solfifero tra Riesi e Sommatino, lungo la SS 190. Il museo permette di esplorare un paesaggio affascinante modellato da secoli di attività estrattiva.
Lungo la “via delle zolfare” di Caltanissetta si trova un’altra tappa preziosa: il Museo Mineralogico e Paleontologico della Zolfara. Immerso tra uliveti e campi di grano, racconta l’attività mineraria nelle miniere di Gessolungo, Junco-Tumminelli e Trabonella. Espone minerali rari, fossili, strumenti d’epoca e ricostruzioni in scala delle strutture minerarie siciliane.
Intitolato allo scrittore Angelo Petyx, il Museo della Zolfara di Montedoro sorge vicino all’ex miniera “Nadurello Sociale”. Ospita la mostra permanente “Zolfare e Zolfatari di Montedoro”, con testimonianze etnostoriche, utensili, fotografie e minerali. Questi luoghi un tempo gremiti di vita, oggi si rivelano anche come gallerie d’arte naturale, dove le forme e i colori raccontano storie di lavoro e paesaggio.
Questo itinerario tra castelli medievali e miniere di zolfo è molto più di una rotta storica: è un’esperienza di trekking e turismo culturale profonda. Perfetto per viaggiatori indipendenti, famiglie e piccoli gruppi interessati a:
Su Discovering Rural Sicily puoi esplorare itinerari dedicati ai castelli medievali e alle miniere di zolfo del Nisseno, con mappe, tappe consigliate e suggerimenti per esperienze tematiche. Pianifica un viaggio autentico nella Sicilia più nascosta, dove ogni sentiero racconta una storia antica.

La costa sud-orientale della Sicilia è una delle destinazioni balneari più affascinanti e family-friendly dell’isola. Qui, il mare cristallino incontra lunghe spiagge dorate e dune sabbiose perfette per i più piccoli. Ideale per chi cerca una vacanza rilassante e autentica, questo tratto di litorale rappresenta il cuore della Sicilia barocca più vera e accessibile.
Da Marina di Ragusa a Punta Secca, celebre per la casa del commissario Montalbano, fino a Torre di Mezzo, Marina di Modica, Sampieri, Santa Maria del Focallo e Marina di Marza: ogni località offre ampie spiagge sabbiose con fondali bassi, perfetti per bambini e nuotatori meno esperti.
Per chi cerca un contatto più diretto con la natura, le calette di Punta Cirica offrono un’esperienza più selvaggia e riservata, in un contesto paesaggistico incontaminato.
Molte delle spiagge di quest’area vantano riconoscimenti importanti: le Bandiere Blu assegnate a Ragusa, Modica, Ispica e Scicli certificano l’eccellenza ambientale e la sostenibilità dei servizi offerti. Inoltre, località come Santa Maria del Focallo, Marina di Ragusa, Casuzze, Caucana, Punta Secca e Sampieri sono premiate con la Bandiera Verde, simbolo di qualità e sicurezza per i bambini.
Il litorale del sud-est siciliano non è solo mare: il territorio è punteggiato da affascinanti centri storici in stile tardo-barocco, siti UNESCO come Scicli, Modica e Ragusa Ibla, e una ricca tradizione gastronomica che rende ogni soggiorno un’esperienza completa.
Vuoi vivere una vacanza all’insegna del relax, della natura e delle tradizioni locali? Esplora i territori del sud-est siciliano con Discovering Rural Sicily, il progetto che valorizza le esperienze rurali, l’enogastronomia, la cultura e le meraviglie naturali dell’isola.

Tra le campagne lussureggianti di Aci Catena, nel territorio delle Aci, si nasconde un tesoro poco noto ma di straordinaria importanza: l’area archeologica di Santa Venera al Pozzo. Un sito unico nel suo genere, dove le antiche terme romane si intrecciano con culti greci, leggende cristiane e un paesaggio naturale rigoglioso. Scopri uno dei più affascinanti siti archeologici della Sicilia, emblema perfetto del dialogo tra cultura e natura nel cuore dell’isola.
Su una verdeggiante altura nel territorio di Aci Catena, nei pressi dell’area conosciuta come Piano Reitana, è situata l’area archeologica delle Terme di Santa Venera al Pozzo, che si estende per circa nove ettari, spingendosi fino a Capo Mulini, frazione marinara di Acireale.
Questo paesaggio, dove natura e storia si intrecciano, è ricco di sorgenti d’acqua sulfurea e custodisce una memoria millenaria fatta di culti antichi, insediamenti termali e tradizioni religiose. Oltre al suo valore archeologico e paesaggistico, il sito è fortemente legato a miti greci e tradizioni cristiane. L’area archeologica, oggi gestita nell’ambito del Parco archeologico e paesaggistico di Catania e della Vallata delle Aci, conserva una forte identità culturale legata profondamente al territorio.
Furono i Greci, tra il V e il IV secolo a.C., a stabilirsi intorno alle sorgenti della zona, costruendo ambienti probabilmente destinati all’uso termale. Intorno alla sorgente sorse un santuario dedicato a Demetra e Kore, documentato dal ritrovamento di statuette votive.
Tra le testimonianze più importanti c’è la cosiddetta “Casa del Pithos”, un edificio sacro del IV secolo a.C. accanto a un antico corso d’acqua. Al suo interno fu rinvenuto un grande recipiente in terracotta (pithos), alimentato da un sistema di canalizzazione.
Con l’arrivo dei Romani, gli edifici greci furono demoliti per costruire un complesso termale, risalente a dopo il I secolo d.C., ancora oggi visibile. Il sito, identificato con l’antica Acium, era una delle mansiones lungo la via tra Catania e Messina. Secondo la tradizione cristiana, Santa Venera subì il martirio proprio in questo luogo: la sua testa fu gettata nel pozzo termale, le cui acque erano ritenute sacre. La sorgente sulfurea, considerata tra le migliori in Europa, è stata a lungo una risorsa terapeutica fondamentale, anche se oggi è in disuso.
Nel tempo, l’area ha subito numerose trasformazioni: accanto alle terme, una villa rustica romana fu trasformata in un impianto produttivo con 37 ambienti e tre fornaci per la lavorazione di ceramica e laterizi, attivo fino al V secolo.
Nel Medioevo sorse la chiesa di Santa Venera, documentata dal 1192 e ufficialmente intitolata alla santa nel 1397.
Nel 1422 Alfonso il Magnanimo istituì la fiera franca, esente da dazi, attiva per due secoli, che contribuì allo sviluppo economico e religioso dell’area.
Le vasche termali furono chiuse nel 1895 per motivi sanitari e sostituite dal moderno impianto delle Terme di Acireale.
Nell’antica dimora della famiglia Pennisi è ospitato oggi un antiquarium con reperti che ricostruiscono le fasi insediative del sito.
Una scoperta recente ha rivelato che le terme si estendono per una superficie almeno quattro volte più ampia di quanto noto, con impianti per la sterilizzazione dei fanghi usati a scopo terapeutico.
L’ecosistema dell’area, caratterizzato da emissioni gassose che colorano le acque, ha alimentato anche il mito di Aci e Galatea, narrato da Ovidio. Accanto alla sorgente è stato rinvenuto un temenos greco, spazio sacro per riti legati all’acqua, insieme a reperti della vita quotidiana di oltre 2500 anni fa.
Dal 2005 al 2011 l’area ha ospitato la rassegna CineNostrum, grazie all’installazione di un anfiteatro.
Nel gennaio 2014 un decreto ha reinserito l’area nel sistema regionale dei parchi, definendo i confini del Parco archeologico “Valle dell’Aci”, assicurando la tutela dell’area contro l’espansione urbana.
I parchi archeologici regionali godono di autonomia amministrativa e possono reinvestire localmente le risorse generate.
Nel luglio 2023 un incendio ha danneggiato parte del sito, ma ha anche attivato una pronta risposta istituzionale: l’Assessorato regionale, la Soprintendenza di Catania, il Parco Archeologico di Catania e il Comune di Aci Catena hanno firmato un Accordo di Collaborazione per una gestione condivisa e il rilancio del sito.
Santa Venera al Pozzo è un prezioso frammento di storia e identità per il territorio delle Aci.
Un luogo dove memoria e natura si intrecciano, che merita di essere tramandato alle generazioni future.

Trepidazione, colori, fede e gioia esplosiva: così si vive la Pasqua negli Iblei, nel cuore della Sicilia sud-orientale. In questo territorio unico, dove l’arte barocca incontra la devozione popolare, le celebrazioni pasquali diventano spettacoli travolgenti, capaci di coinvolgere il visitatore in un viaggio emozionante tra riti antichi, folclore e spiritualità autentica. Ogni anno, grazie all’iniziativa Enjoy Barocco, il territorio ibleo, e in particolare la provincia di Ragusa, si trasforma nel palcoscenico ideale per manifestazioni religiose e culturali che attirano migliaia di visitatori da tutta Italia e oltre.
© Enjoy Barocco
Il percorso ha inizio nella splendida Ragusa Ibla, Patrimonio UNESCO e tappa fondamentale degli Itinerari Barocchi. Qui, la Domenica delle Palme, ha luogo una suggestiva processione: gli 80 confrati della Chiesa di Santa Maria dell’Itria accompagnano il simulacro dell’Addolorata fino alla maestosa Chiesa Madre di San Giorgio, icona dell’architettura barocca siciliana. Nei giorni successivi, le altre chiese della città proseguono con riti e celebrazioni, culminando nel Giovedì Santo con l’allestimento dei tradizionali Sepolcri.
Il nostro viaggio continua a Ispica, altro fulcro della Pasqua barocca in Sicilia. Qui, il Giovedì Santo è segnato dalla processione dei cavàri, che trasportano il simulacro del Cristo alla Colonna. Il Venerdì Santo è invece dedicato ai nunziatàri, che accompagnano il Cristo alla Croce in un clima di intensa partecipazione popolare.
La Domenica di Pasqua rappresenta l’apice delle celebrazioni. A Modica, città nota per il suo Cioccolato IGP, si svolge l’emozionante rito della Madonna Vasa Vasa. Dall’alba, il centralissimo Corso Umberto si riempie di cittadini e turisti pronti ad assistere al “bacio di mezzogiorno”: l’incontro simbolico tra la Madonna e Cristo risorto, che segna il passaggio dal lutto alla gioia con la caduta del manto nero.
© Enjoy Barocco
A Scicli, le celebrazioni esplodono nel grido collettivo di “Gioia!”. Il simulacro del Cristo Risorto, chiamato affettuosamente U Gioia, viene portato in trionfo per le vie cittadine, tra canti, fuochi d’artificio e l’entusiasmo contagioso della folla. È un momento di festa autentica, che esprime al meglio lo spirito della Sicilia barocca.
A concludere questo itinerario pasquale nel Val di Noto è U Ncuontru di Ispica: l'incontro carico di pathos tra la Madonna e il Cristo Risorto, che si celebra anch’esso nella mattina della Domenica di Pasqua. Un evento fortemente sentito, capace di fondere fede, tradizione e senso comunitario.
Scopri i riti più intensi della Pasqua nella Sicilia barocca con Enjoy Barocco e lasciati emozionare da un’esperienza autentica tra arte, spiritualità e folclore.
Organizza il tuo itinerario con Discovering Rural Sicily, il progetto che valorizza il patrimonio culturale e religioso dei territori rurali siciliani.

Le Terre del Nisseno, nel cuore della Sicilia, rappresentano un crocevia spirituale e culturale di straordinaria ricchezza. Da Caltanissetta a Sutera, passando per Mussomeli, Delia e Campofranco, ogni comune custodisce chiese monumentali, santuari secolari e tradizioni religiose ancora oggi vive e partecipate.
Tra i luoghi simbolo del culto e della spiritualità nella Sicilia centrale spiccano:
Le feste patronali e le processioni tradizionali sono momenti di forte coesione sociale e spirituale. Celebrazioni come quelle dedicate alla Madonna del Soccorso, a Santa Margherita o a San Leonardo animano borghi e città con riti antichi, musica, costumi e gastronomia tipica. Durante queste ricorrenze, la comunità si riunisce attorno alla fede, trasformando le festività religiose in esperienze turistiche autentiche e cariche di significato.
Scopri le chiese storiche, i santuari panoramici e le tradizioni religiose più autentiche delle Terre del Nisseno. Vivi un’esperienza unica tra fede, cultura e paesaggi rurali con Discovering Rural Sicily, il progetto che valorizza i tesori nascosti della Sicilia centrale.

Nel cuore geografico della Sicilia, le Terre del Nisseno custodiscono uno dei patrimoni archeologici più ricchi e affascinanti dell’isola. Questo territorio, che comprende i comuni di Caltanissetta, Milena, Marianopoli, Acquaviva Platani, Bompensiere, Butera, Campofranco, Delia, Mazzarino, Montedoro, Riesi, San Cataldo, Serradifalco, Sommatino, Sutera, Villalba e Mussomeli, offre un viaggio nel tempo lungo millenni, tra villaggi preistorici, insediamenti greci, necropoli, santuari e antiche tradizioni che ancora oggi riecheggiano nei paesaggi e nei musei locali.
Le prime testimonianze di presenza umana risalgono al Neolitico e all’Età del Rame. Gli scavi effettuati nei territori di Milena, Marianopoli e Caltanissetta hanno portato alla luce reperti che raccontano di comunità agricole e pastorali ben organizzate, con strutture abitative rudimentali ma funzionali. Con l’arrivo dei Greci, a partire dall’VIII secolo a.C., il territorio conobbe un’importante fase di crescita culturale, economica e architettonica. I siti archeologici di Sabucina, Vassallaggi, Gibil Gabib, Cozzo Scavo, Polizzello e Raffe testimoniano questo periodo florido, diventando veri e propri poli di attrazione per studiosi e visitatori da tutto il mondo.
A pochi chilometri da Mussomeli, il sito di Monte Raffe si distingue per la sua posizione dominante e per l’eccezionale valore archeologico. L’area, attiva tra il IX e il V secolo a.C., offre una panoramica completa sull’evoluzione degli insediamenti nella Sicilia centrale: mura difensive, strutture abitative, aree sacre e necropoli raccontano la vita quotidiana e il rapporto con il sacro delle comunità indigene ed ellenizzate. Il contesto paesaggistico suggestivo e la stratificazione delle fasi insediative rendono Monte Raffe una meta ideale per gli amanti dell’archeologia e della natura. La vista panoramica e l’atmosfera intatta lo rendono un luogo perfetto per coniugare esperienza culturale e contemplazione del territorio.
I Musei Archeologici di Caltanissetta, Marianopoli e Gela sono tappe fondamentali per chi vuole approfondire la storia delle Terre del Nisseno. Qui è possibile ammirare corredi funerari completi, ceramiche finemente decorate, statuette votive, e persino oggetti di chiara influenza micenea che attestano i contatti tra la Sicilia e l’Egeo.
Ogni museo rappresenta un punto di riferimento culturale, ma anche uno spazio vivo, in dialogo con il territorio e con le comunità locali, che contribuisce a valorizzare un patrimonio troppo spesso sottovalutato.
Grazie agli itinerari culturali promossi da Discovering Rural Sicily, è oggi possibile vivere un’esperienza autentica di turismo archeologico in Sicilia, lontano dalle rotte più battute. Questo modello di turismo sostenibile unisce cultura, natura e tradizioni, offrendo al viaggiatore curioso un’occasione unica per scoprire una Sicilia meno nota, ma non per questo meno affascinante.

La Riserva Naturale Orientata della Timpa di Acireale è uno dei luoghi più affascinanti della Sicilia orientale. Situata lungo la costa ionica, questa riserva protetta è un autentico paradiso per gli amanti della natura, della biodiversità e del turismo sostenibile.
Un viaggio nella Timpa significa immergersi in un paesaggio unico, dove geologia, flora, fauna e tradizione si fondono in perfetta armonia.

© Gal Terre di Aci
Istituita nel 1999, la Riserva della Timpa si sviluppa su una scarpata di oltre 150 metri, risultato di millenni di attività vulcanica e movimenti tettonici. Le sue pareti a picco sul mare offrono viste mozzafiato e raccontano la storia geologica dell’Etna.
Il paesaggio è vario e affascinante: si alternano rocce vulcaniche, sorgenti d’acqua dolce, macchia mediterranea e agrumeti. Le formazioni geologiche come tufo, lahars e colate laviche antiche rendono l’area un laboratorio naturale a cielo aperto.
© Gal Terre di Aci
La Riserva ospita una notevole biodiversità con specie tipiche del paesaggio siciliano. Tra le piante più rappresentative troviamo:
Anche la fauna è variegata: conigli selvatici, volpi, ricci, rettili e rapaci come Poiana, Gheppio e Falco pellegrino. In primavera si aggiungono upupe e rondini che colorano il cielo con i loro voli e canti.
Uno dei percorsi più suggestivi è la via delle Chiazzette, antica mulattiera che collega Acireale con Santa Maria La Scala. Il sentiero è circondato da cappelle votive, tornanti panoramici e dalla storica Fortezza del Tocco.
Al termine, si può scegliere se:
La Riserva Naturale della Timpa di Acireale è una destinazione ideale per chi cerca esperienze autentiche e un contatto diretto con la natura siciliana.
Tra panorami costieri, biodiversità protetta e tradizioni vive, la Timpa è una delle perle più preziose del turismo rurale in Sicilia.
Scopri la Timpa con Discovering Rural Sicily: il tuo prossimo viaggio sostenibile inizia qui.

L’Etna, il vulcano attivo più alto d’Europa e patrimonio UNESCO, offre un paesaggio mozzafiato e un’ampia rete di sentieri escursionistici. Sul versante sud, i percorsi si snodano tra crateri vulcanici, boschi secolari e colate laviche, creando un contesto ideale per amanti del trekking, della natura e delle tradizioni locali.
Esplorare l’Etna a piedi significa vivere un’esperienza autentica, fatta di panorami spettacolari, silenzi surreali e sapori tipici. Scopriamo insieme i due itinerari imperdibili del versante sud.

Tra i sentieri più suggestivi dell’Etna sud, la Schiena dell’Asino è un percorso panoramico accessibile anche agli escursionisti meno esperti. Il sentiero parte da circa 1.800 metri di altitudine e si sviluppa attraverso pinete e distese di ginestra, con vista continua sulla spettacolare Valle del Bove, una depressione vulcanica di origine millenaria.
Punti di interesse lungo il percorso:
Un’esperienza ideale per chi desidera coniugare natura e fotografia in un contesto paesaggistico unico.
Il Rifugio Sapienza, a quota 1.900 metri di altitudine, è il punto di partenza perfetto per chi vuole esplorare i crateri e i paesaggi lunari dell’Etna. Da qui parte un sentiero che conduce alla Montagnola, una delle aree più alte raggiungibili senza guida alpina.
Durante l’escursione si attraversano:
Il percorso, seppur più impegnativo, è perfetto per chi cerca un’esperienza immersiva nel cuore del vulcano.
L’Etna Sud non è solo escursioni. Dopo una giornata tra i sentieri, vale la pena scoprire le tradizioni enogastronomiche locali.
Tra i prodotti tipici:
Questi sapori raccontano il legame profondo tra uomo e territorio, e completano l’esperienza di un turismo autentico e sostenibile.
Grazie ai percorsi accessibili e alla varietà delle esperienze offerte, questa zona rappresenta una tappa imperdibile per chi ama la natura e la cultura.
Esplorare i sentieri dell’Etna sud è molto più di un’escursione: è un viaggio tra crateri vulcanici, paesaggi mozzafiato, e antiche tradizioni siciliane.
Scopri l’Etna con Discovering Rural Sicily: vivi un itinerario autentico tra terra, fuoco e identità.

La Valle dell’Alcantara è uno dei luoghi più affascinanti della Sicilia orientale, situata tra le pendici dell’Etna e la costa ionica. Questo territorio, ricco di natura selvaggia, storia millenaria e borghi autentici, è la meta ideale per chi desidera vivere un turismo rurale sostenibile ed esperienziale.
Grazie al progetto Discovering Rural Sicily, ti invitiamo a scoprire le meraviglie della Valle dell’Alcantara: dalle celebri gole laviche alle antiche tradizioni locali, in un viaggio che unisce avventura, cultura e relax.
Tra le attrazioni più iconiche della valle, le Gole dell’Alcantara rappresentano uno degli spettacoli geologici più suggestivi della Sicilia. Le alte pareti di basalto lavico modellate nei secoli dall’acqua del fiume creano un paesaggio unico, perfetto per chi ama la natura e la fotografia.
Qui puoi fare trekking naturalistico lungo il fiume, praticare rafting e canyoning nelle gole e ammirare cascate e formazioni rocciose uniche al mondo. I sentieri della valle si snodano tra boschi di faggio e quercia, agrumeti profumati e antiche rocce laviche, in un paesaggio mutevole e affascinante.
La valle non è solo natura: è anche custode di una cultura rurale autentica. I borghi di Castelmola, Gaggi e Graniti sono piccoli gioielli sospesi nel tempo, con vicoli acciottolati, antiche chiese e panorami indimenticabili.
Tra le esperienze da non perdere vi consigliamo:
Scoprire questi borghi significa entrare in contatto con le comunità locali e vivere la vera ospitalità siciliana.
La Valle dell’Alcantara è perfetta per chi ama l’avventura e le attività all’aria aperta. Tra le esperienze più apprezzate:
Ogni esperienza è pensata in ottica di turismo responsabile, valorizzando il territorio e rispettando l’ambiente.
Scoprire la Valle dell’Alcantara significa vivere una Sicilia autentica, fatta di paesaggi spettacolari, tradizioni millenarie e comunità accoglienti. Che tu cerchi avventura, relax o cultura, questa valle ti saprà sorprendere.
Vieni a scoprire la Valle dell’Alcantara con Discovering Rural Sicily: il tuo prossimo viaggio in Sicilia comincia da qui.

La Sicilia è una terra che intreccia natura, cultura e memoria, e il territorio etneo ne è una delle espressioni più affascinanti. Tra gli eventi più rilevanti che hanno segnato la storia del vulcano, la Colata Lavica del 1669 rappresenta una delle eruzioni più imponenti dell’Etna, lasciando un segno profondo sul paesaggio e sulle comunità locali.
Oggi, grazie all’iniziativa del GAL Etna Sud, questo evento si trasforma in un percorso esperienziale che promuove turismo sostenibile e responsabile, valorizzando i luoghi della memoria e la resilienza dei centri colpiti.

Il percorso inizia a Mascalucia, uno dei primi comuni investiti dalla colata. Ancora oggi, il paesaggio urbano e rurale conserva le tracce di quell’evento: edifici storici e strutture sopravvissute testimoniano la forza distruttrice della lava e la tenacia delle comunità.
Tappa imperdibile è il Santuario della Madonna della Sciara di Mompilieri, che venne seppellito dalla lava e in seguito riportato alla luce. Questo luogo sacro è simbolo della profonda devozione e della capacità di rinascita della popolazione locale.
Proseguendo l’itinerario, si incontra la Chiesetta del Soccorso, conosciuta anche come Chiesa della Misericordia, altro esempio di ricostruzione dopo la distruzione. Da qui si raggiunge Massannunziata, dove si trovano la Chiesa di Maria Santissima Annunziata e la Chiesetta di Sant’Antonio, entrambe immerse in un contesto storico di grande fascino.
La tappa successiva è San Pietro Clarenza, dove sorgono la Chiesa di Santa Maria delle Grazie e la Chiesa di Santa Caterina Vergine e Martire. Questi edifici religiosi rappresentano non solo il valore spirituale per la comunità, ma anche un patrimonio architettonico da tutelare.
A pochi passi si trova la Cava di San Pietro Clarenza, con il Monumento ai Caduti: un luogo di memoria collettiva che racconta il coraggio e la forza di un popolo capace di trasformare la tragedia in occasione di crescita.
Il viaggio si conclude a Camporotondo Etneo, con la visita alla suggestiva Chiesa di Maria Santissima degli Ammalati. Qui, la spiritualità incontra la natura, creando un’atmosfera intensa che permette al visitatore di immergersi nella storia e nell’identità del territorio.
Ripercorrere i luoghi della colata lavica del 1669 significa attraversare secoli di storia, fede e resistenza, in un itinerario che mette in luce la capacità delle comunità locali di ricostruire e valorizzare le proprie radici.
Il progetto promosso dal GAL Etna Sud si inserisce in una visione più ampia di turismo sostenibile e comunitario, che coinvolge le realtà locali in un percorso di sviluppo integrato, promuovendo il territorio etneo come destinazione autentica e culturale.
Scoprire i luoghi segnati dalla colata lavica del 1669 è un’esperienza profonda e coinvolgente, che unisce paesaggi vulcanici, spiritualità, memoria storica e partecipazione attiva delle comunità.
Prenota la tua esperienza con Discovering Rural Sicily e vivi un itinerario unico nel cuore dell’Etna Sud, tra patrimonio culturale, natura e tradizione.

Nel cuore geografico della Sicilia, le Terre del Nisseno racchiudono un patrimonio fatto di storia, architettura e paesaggi autentici. Un territorio poco battuto dal turismo di massa, ma ricchissimo di testimonianze culturali, tradizioni popolari e antichi mestieri.
Grazie al progetto Discovering Rural Sicily, ti portiamo alla scoperta di cinque tappe imperdibili: castelli medievali, palazzi barocchi, miniere di zolfo e centri d’arte contemporanea ti guideranno in un viaggio nella Sicilia più vera.
Nel centro storico di Caltanissetta, il Palazzo Moncada è un capolavoro barocco incompiuto che oggi ospita eventi culturali e mostre. Simbolo della ricchezza storica della città, si affianca ad altri luoghi di rilievo come il Castello di Pietrarossa, l'Abbazia di Santo Spirito e la Cattedrale di Santa Maria La Nova.
Orari: Lun–Dom (09:30 – 13:00, 17:00 – 20:00)
Accessibilità: Totale
Ingresso: Gratuito

Un viaggio nella memoria mineraria siciliana. Il Parco Minerario di Gabbara, a San Cataldo, è un sito di interesse storico e ambientale che racconta la storia dell’estrazione dello zolfo, una delle attività economiche più importanti del territorio fino al XX secolo.
Un luogo perfetto per appassionati di archeologia industriale e escursionismo naturalistico.
Orari: Mar–Dom (10:00 – 13:00, 15:00 – 19:00) – Lunedì chiuso
Accessibilità: Totale
Ingresso: libero

Arroccato su una rupe, il Castello Manfredonico è tra i più affascinanti della Sicilia. Costruito nel XIV secolo, domina il paesaggio di Mussomeli e offre panorami spettacolari. Il borgo che lo circonda è un tesoro di architettura barocca, arricchito da chiese storiche, formaggi tipici e dolci tradizionali come la cassatella di ricotta.
Orari: Mar–Dom (09:00 – 12:45) – Lunedì chiuso
Accessibilità: Totale
Ingresso: € 4,00

Nel centro storico barocco di Mazzarino, il Palazzo Tortorici è oggi sede di Farm Cultural Park, uno spazio dedicato all’arte contemporanea e alla rigenerazione sociale.
Eventi, mostre e attività creative rendono questo luogo un esempio di innovazione culturale nel contesto della Sicilia.
Orari: Mar–Dom (10:00 – 13:00, 15:00 – 19:00) – Lunedì chiuso
Accessibilità: Totale
Ingresso: Libero

Tra Riesi e Sommatino sorge la Miniera Trabia Tallarita, oggi trasformata in museo. Un tempo fulcro dell’industria dello zolfo, la miniera impiegava migliaia di operai, inclusi i giovani “carusi”, costretti a duri lavori sottoterra. Il museo oggi racconta la storia del lavoro minerario in Sicilia, le vite dei minatori e la trasformazione economica e sociale del territorio.
Orari:
Lun–Mar–Gio (14:30 – 18:30); Mer–Ven–Dom (09:00 – 13:00)
Accessibilità: Totale
Ingresso: € 6,00
Le Terre del Nisseno rappresentano una Sicilia diversa, lontana dalle rotte più turistiche, ma straordinariamente ricca di storie, paesaggi e tradizioni.
Un viaggio che unisce memoria mineraria, architettura, spiritualità e innovazione artistica.
Scopri il volto autentico della Sicilia centrale con Discovering Rural Sicily: esplora, assapora e lasciati sorprendere.

Gibellina, nel cuore della Valle del Belìce, è molto più di una meta turistica: è un esempio di come l'arte possa essere strumento di rinascita. Gibellina sorge nel cuore della Valle del Belìce, tra le colline della Sicilia occidentale, e racconta una storia di distruzione e creatività,diventando un vero e proprio museo a cielo aperto.
Oggi è una delle mete più interessanti per chi cerca turismo culturale e sostenibile in Sicilia, un luogo in cui l’arte si fonde con la memoria, il paesaggio e la vita quotidiana.
Nel 1968 un violento terremoto rase al suolo la vecchia Gibellina, lasciando dietro di sé rovine e dolore. Ma fu proprio da queste macerie che nacque un progetto visionario: ricostruire la città attraverso l’arte. Grazie al sindaco Ludovico Corrao, Gibellina divenne un laboratorio d’avanguardia, coinvolgendo artisti, architetti e intellettuali italiani e internazionali. Nacque così Gibellina Nuova, città simbolo della sperimentazione artistica e urbanistica del Novecento. L’opera più iconica è il Grande Cretto di Alberto Burri: una colata di cemento bianco che ricopre le rovine della città distrutta, trasformandole in un monumento alla memoria e al silenzio.
Visitare Gibellina è come camminare dentro un’opera d’arte. Il MAC – Museo d’Arte Contemporanea custodisce una vasta collezione di opere, fotografie e documenti legati alla ricostruzione della città ed è il punto di partenza ideale per comprendere la visione che ha animato la ricostruzione di Gibellina.
A dominare la città la Chiesa Madre, progettata da Ludovico Quaroni, con la sua imponente cupola, simbolo della fusione tra sacro e moderno. Il Sistema delle Piazze, ideato da Franco Purini e Laura Thermes, rappresenta il cuore urbano della nuova Gibellina, dove architettura e spazio pubblico si fondono.
Tra le grandi opere all’aperto:
Oltre all’arte, Gibellina è immersa in un contesto rurale autentico: vigneti, colline e sentieri panoramici la rendono ideale per un turismo lento e consapevole. Le cantine locali offrono degustazioni di vini pregiati accompagnati dai piatti tipici della tradizione siciliana, un’occasione unica per scoprire i veri sapori della sicilia. La Strada Provinciale 105, che collega Trapani a Siracusa, attraversa paesaggi incantevoli perfetti per chi ama viaggiare in bici alla scoperta dei borghi più caratterisatici della Sicilia.
Gibellina è anche una meta ideale per chi desidera riscoprire le proprie origini, immergendosi in un territorio che conserva l’anima e la storia delle generazioni passate.
Oggi, questa città è un simbolo potente di resilienza, cultura e innovazione, un luogo in cui l’arte non è solo bellezza, ma anche strumento di memoria, identità e sviluppo locale.
Scoprire Gibellina significa vivere un’esperienza immersiva tra arte contemporanea, tradizione e paesaggi rurali mozzafiato. Visita il nostro blog per altri itinerari o prenota la tua esperienza con Discovering Rural Sicily.

Le Terre di Aci, sulla costa orientale della Sicilia, racchiudono un patrimonio unico di storia, natura e cultura. Incastonate tra l’Etna e il Mar Ionio, queste terre offrono un perfetto mix di paesaggi vulcanici, architetture barocche e tradizioni millenarie.
Grazie al progetto Discovering Rural Sicily, ti portiamo alla scoperta di 5 tappe imperdibili per vivere un’esperienza autentica nel cuore della Sicilia rurale.
Acireale è un gioiello barocco noto per le sue basiliche monumentali e il centro storico ricco di fascino. Da non perdere:
Cattedrale del Duomo, dedicata alla SS. Annunziata, famosa per la sua Meridiana solare.
Basilica di San Pietro e Paolo, esempio sublime di barocco siciliano.
Basilica di San Sebastiano, con la sua facciata decorata e storia religiosa profonda.
Orari di visita: 9:00 - 13:00 (consigliato controllare i siti ufficiali)
Ingresso: Gratuito. Campanile del Duomo: €2,50
© Gal Terre di Aci
Questa riserva si estende su una falesia lavica che si affaccia sul mare, tra scorci naturali mozzafiato e sentieri panoramici. Da non perdere:
Perfetta per chi ama il trekking e la fotografia naturalistica.
Orari di visita: Sempre aperta, consigliata in fascia diurna
Ingresso: Libero

© Gal Terre di Aci
Un percorso spirituale e storico lungo l’antica via consolare pompeiana. Tappe consigliate:
Orari di visita: 9:00 – 18:00 (variabili)
Ingresso: Gratuito
© Gal Terre di Aci
Fondata nel 1671, la Biblioteca Zelantea conserva libri antichi e collezioni museali uniche. Cosa vedere:
Orari di visita: 9:00 – 13:00 (alcune aperture pomeridiane)
Ingresso: Gratuito

© Gal Terre di Aci
Simbolo dell’artigianato siciliano, il carretto siciliano racconta storie popolari e tradizioni tramandate. Nel museo cittadino puoi ammirare una collezione unica di carretti dipinti dai maestri locali.
Orari di visita: Lun–Ven 9:00–12:00 e 16:30–19:30. Sab-Dom su prenotazione
Ingresso: Gratuito

© Gal Terre di Aci
Le Terre di Aci sono molto più di una meta turistica: sono un viaggio nell’anima della Sicilia autentica.
Storia, natura e cultura ti aspettano in ogni tappa di questo itinerario.
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