Situato nel cuore del Bosco Finestrelle a Santa Ninfa, il Parco NaturAvventura Finestrelle è il primo parco avventura in Sicilia dotato del sistema di sicurezza COUDU PRO, garantendo un'esperienza sicura per adulti e bambini a partire dai 3 anni. I percorsi, regolati dalla normativa EN 15567, offrono sfide adatte a tutte le età, con attività che spaziano dal free climbing all'uso di tirolesi e ponti sospesi.
Oltre ai percorsi acrobatici, il parco propone:
La Riserva Naturale Grotta di Santa Ninfa, gestita da Legambiente Sicilia, si estende su un altopiano carsico di circa 140 ettari. La zona A comprende la grotta di origine carsica lunga 1,5 km, mentre la zona B abbraccia la Valle del Biviere, caratterizzata da doline, karren e una ricca biodiversità. Le escursioni guidate permettono di esplorare questi ambienti unici, con partenza dal Castello di Rampinzeri.
Tra i percorsi consigliati:
Questi itinerari offrono un'immersione totale nella natura, ideali per escursionisti di tutti i livelli.
Combinare una giornata al Parco NaturAvventura Finestrelle con un'escursione nella Riserva Naturale Grotta di Santa Ninfa rappresenta un'opportunità unica per vivere la Sicilia più autentica. Un connubio perfetto tra avventura e contemplazione, adatto a famiglie, gruppi e amanti della natura.
Scopri la bellezza nascosta della Valle del Belice e lasciati sorprendere dalla sua ricchezza naturale e culturale.
Situata a 6 km da Sambuca di Sicilia, MaMaTerra Casa SanGiacomo è un'azienda agricola biologica a conduzione familiare che si estende su 18 ettari di colline coltivate a grano, sulla, ulivi e ospita 15 animali tra pony, asini e altri. Dal 2004, l'azienda adotta pratiche agricole sostenibili e, dal 2024, ha intrapreso un percorso per diventare una fattoria sociale, offrendo esperienze educative e inclusive per tutte le età.
MaMaTerra propone una varietà di attività che combinano apprendimento, manualità e contatto con la natura:
Le attività di MaMaTerra sono pensate per un massimo di 14 partecipanti, garantendo un'esperienza personalizzata e coinvolgente. Le giornate in fattoria sono ideali per famiglie, scuole e gruppi che desiderano vivere un'esperienza autentica nella campagna siciliana.
Un'opportunità unica per avvicinarsi alla natura, apprendere pratiche sostenibili e vivere la Sicilia rurale in modo autentico.

Nel cuore della Valle del Belice, dove il paesaggio racconta storie millenarie di pietra, ulivi e luce, nasce Salemi Ceramics: un laboratorio di ceramica internazionale che unisce il fascino dell’<strong’artigianato contemporaneo con l’atmosfera unica di uno dei borghi più affascinanti della Sicilia.
Gli spazi del laboratorio sono ospitati all’interno del Chiostro di Sant’Agostino, un gioiello architettonico risalente al XV secolo. Tra colonne in pietra, archi gotici e silenziosi cortili interni, prende forma un’esperienza creativa profonda, che si nutre del ritmo lento della natura, della cultura siciliana e dell’energia dell’argilla.
Salemi Ceramics propone corsi intensivi per ogni livello, pensati per trasformare il tempo in Sicilia in un momento di scoperta personale. I programmi includono:
Ogni percorso è accompagnato da momenti di relax, con pratiche di yoga, passeggiate nella campagna trapanese e degustazioni locali.
A Salemi si incontrano viaggiatori, artisti e appassionati provenienti da ogni parte del mondo. Il laboratorio è anche uno spazio di dialogo, dove la tradizione ceramica siciliana si intreccia con linguaggi contemporanei e visioni globali, restituendo oggetti unici che raccontano esperienze, emozioni e connessioni.
Partecipare a un corso di Salemi Ceramics significa molto più che apprendere una tecnica: è un invito a rallentare, a toccare con mano la bellezza della semplicità e a lasciarsi ispirare dai ritmi autentici della Sicilia rurale. Dalla terra nasce la creta, dalla creta nasce la forma, e dalla forma nasce una storia che profuma di Mediterraneo.

Il Santuario della Madonna di Valverde, situato nell’entroterra del comprensorio delle Aci, è uno dei più antichi luoghi di culto mariano della Sicilia. La sua origine si intreccia con una leggenda affascinante, quella della conversione del brigante Dionisio, toccato dalla grazia divina dopo un’apparizione della Vergine Maria.
Questo racconto, tramandato nei secoli, ha reso il santuario meta di pellegrinaggi e simbolo di rinascita spirituale, radicandolo profondamente nella tradizione popolare siciliana.
Nel giugno del 1038, durante l’ultimo periodo della dominazione araba in Sicilia, un viandante di nome Egidio fu assalito da un brigante, Dionisio, nell’altopiano della Vallis Viridis. Egidio, devoto della Vergine Maria, invocò la sua protezione. Una voce celeste risuonò nella valle: «Dionisio, deponi quell’arma… e cessa questa vita di brigantaggio».
Il miracolo avvenne: Egidio fu salvo e Dionisio si convertì, scegliendo la via dell’eremitaggio.
Dionisio ebbe tre visioni della Madonna: nella prima, gli chiese di costruire una chiesa e coinvolgere i sacerdoti e il popolo; la seconda gli indicò una fonte d’acqua miracolosa ancora oggi visibile in contrada Fontana; nella terza apparizione, la Madonna gli apparve su una nube, coronata e con il Bambino in braccio. La sua immagine si impresse miracolosamente su un pilastro del santuario, oggi venerato con grande devozione.
Il santuario affonda le sue radici nel XIII secolo, quando la popolazione costruì una piccola chiesa attorno a un’edicola votiva della Madonna. Già nel 1223 si documenta la presenza della Confraternita della Misericordia, a conferma della lunga storia del culto.
Nel 1296 il santuario fu consacrato per volere di Federico II d’Aragona. Nel 1446 ottenne il titolo di chiesa sacramentale. Seguì un importante ampliamento nel Cinquecento e, dopo il disastroso terremoto del 1693, fu ricostruito con l'aggiunta del convento, per volontà del principe Stefano Riggio e affidato agli agostiniani scalzi. Il pilastro miracoloso rimase intatto, con una sola fenditura sull’aureola della Vergine.
L’architettura attuale del santuario è frutto di vari interventi tra il XVI e il XVIII secolo. Tra gli elementi più caratteristici si trovano:
Il porticato con colonne in pietra lavica e tredici finestre del convento;
La facciata armoniosa con archi e colonne;
Il portale tardo quattrocentesco, decorato con motivi floreali e colonnine tortili;
Lo stemma in pietra bianca dei principi Riggio.
Accanto al campanile si trova la base in pietra lavica con incisa la data 1559, testimonianza della lunga storia del complesso.
All’interno, il santuario ospita numerosi altari in marmo policromo. Tra i più importanti:
L’altare maggiore è realizzato in marmi preziosi, mentre quello del pilastro miracoloso è in stile barocco. Il dipinto è custodito da una porta in argento finemente lavorata.
Da segnalare anche:
Nel chiostro si trovano pitture monocrome sui Misteri del Rosario, la statua di Sant’Agostino e pannelli moderni dedicati ai pellegrinaggi.
Ogni anno, l’ultima domenica di agosto, Valverde celebra la Madonna con tre giorni di festeggiamenti che fondono spiritualità e tradizione. La processione, le celebrazioni liturgiche, i fuochi d’artificio e le illuminazioni trasformano il paese in un centro vivo di devozione.
Il Santuario di Maria Santissima di Valverde rappresenta un vero e proprio unicum nel panorama religioso siciliano. Luogo di storia, arte e fede, continua a essere punto di riferimento per i fedeli e scrigno di memoria collettiva.
Un luogo che racconta una storia di conversione, resilienza e speranza, tramandata di generazione in generazione.

Acireale, elegante cittadina ai piedi dell’Etna affacciata sul mar Ionio, ospita ogni anno uno degli eventi folkloristici più attesi dell’isola: il Carnevale di Acireale, definito da molti il più bello di Sicilia. Con radici che affondano nel Seicento e una tradizione scenografica unica nel suo genere, il Carnevale acese è una celebrazione di arte, ironia, colori e partecipazione popolare che anima le vie del centro storico tra maschere barocche, carri allegorici e spettacolari composizioni floreali.
Le prime testimonianze del Carnevale di Acireale risalgono al XVII secolo, quando la popolazione dava sfogo alla fantasia con lanci di agrumi, scherzi e sfilate improvvisate. Nei secoli successivi, la festa si è evoluta e istituzionalizzata, diventando uno degli appuntamenti più attesi della comunità, capace di attrarre migliaia di visitatori ogni anno. A partire dal secondo dopoguerra, il Carnevale si è distinto per l’introduzione dei carri allegorico-grotteschi, vere opere d’arte in cartapesta che mescolano satira politica, ironia sociale e riferimenti alla cultura pop.
Ma ciò che rende il Carnevale di Acireale davvero unico sono i carri infiorati, un’originale invenzione locale: strutture mobili interamente decorate con fiori freschi, spesso animati da meccanismi mobili, che creano effetti spettacolari sia di giorno che di notte.
Durante il Carnevale, il centro storico di Acireale si trasforma in un teatro a cielo aperto. Piazza Duomo, via Ruggero Settimo, corso Umberto e piazza Indirizzo diventano le arterie principali di una festa lunga giorni. I carri sfilano tra facciate barocche e balconi in ferro battuto, accompagnati da bande musicali, gruppi in maschera, ballerini e artisti di strada. Le scenografie, spesso realizzate con estrema cura artigianale, dialogano con l’architettura del centro, creando un contrasto visivo tra la pietra lavica dei palazzi e la leggerezza colorata della festa.
Ogni carro rappresenta mesi di lavoro da parte di associazioni, artisti e volontari locali. Le composizioni, alte anche oltre 10 metri, sono animate da luci, suoni e movimenti meccanici sincronizzati, con effetti sorprendenti che catturano l’attenzione di grandi e piccoli.
Il carro fiorito è la vera anima identitaria del Carnevale di Acireale. Ogni anno, queste creazioni inedite celebrano la natura, la bellezza, la primavera, ma anche temi di attualità, raccontati attraverso simbolismi floreali e meccanismi scenici raffinati. I maestri fiorai acesi lavorano con margherite, garofani, crisantemi, ginestre e fiori autoctoni per comporre pannelli che richiamano quadri, sculture o scene teatrali.
Accanto alla bellezza floreale, c’è la forza graffiante della satira grottesca: i carri allegorici rappresentano politici, celebrità e personaggi pubblici in chiave caricaturale, proiettando uno sguardo critico ma giocoso sulla società contemporanea.
Il Carnevale di Acireale è pensato per un pubblico ampio: sfilate di gruppi mascherati, spettacoli per bambini, mostre, eventi gastronomici e concerti animano la città per giorni, culminando nel "Gran Finale" con la premiazione dei carri più belli. La partecipazione è sentita non solo dagli abitanti di Acireale, ma anche da tutto il comprensorio etneo, rendendo l’evento un importante momento di coesione e identità territoriale.
Oggi il Carnevale di Acireale è riconosciuto a livello nazionale e inserito tra gli eventi carnevaleschi più significativi d’Italia. La manifestazione attira ogni anno oltre 200.000 visitatori, con un indotto importante per l’economia locale, in particolare nel settore dell’ospitalità e dell’artigianato. Per il visitatore, è l’occasione perfetta per scoprire non solo la festa, ma anche le bellezze del territorio acese: dal barocco delle chiese al mare di Santa Maria La Scala, fino alle escursioni sulle pendici dell’Etna.

Nel cuore del centro storico di Acireale sorge una delle istituzioni culturali più antiche e prestigiose della Sicilia: la Biblioteca e Pinacoteca Zelantea. Fondata nel 1671 dall’abate Pietro Zelante, la biblioteca rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per studiosi, appassionati e visitatori alla scoperta del patrimonio librario e artistico dell’isola. Un luogo dove la storia incontra la bellezza, in cui ogni sala racconta secoli di cultura e tradizione.
La Biblioteca Zelantea nasce da una prima donazione privata, ma cresce nei secoli grazie all’impegno di religiosi, mecenati e intellettuali locali. Oggi vanta un patrimonio di oltre 250.000 volumi, tra cui manoscritti, incunaboli, cinquecentine, edizioni rare e libri antichi. Particolarmente rilevante è la collezione di opere giuridiche, storiche e teologiche che documentano la vitalità culturale della Sicilia tra Seicento e Ottocento.
Alcuni dei tesori più rari custoditi comprendono il prezioso "Acis Hortus Regius", un erbario botanico illustrato risalente al 1811, e una vasta raccolta di lettere, documenti epistolari e scritti autografi di importanti personalità siciliane. L’accesso al materiale è garantito grazie a un attento lavoro di conservazione e digitalizzazione, volto a preservare il patrimonio per le generazioni future.
Accanto alla biblioteca, la Pinacoteca Zelantea raccoglie una selezione di opere d’arte di pregio, frutto della donazione del barone Paolo Leonardi Pennisi nel 1850. La collezione si compone di dipinti, sculture e disegni, con una particolare attenzione alla produzione artistica locale. Tra gli artisti rappresentati figurano Giacinto Platania, cronista visivo dell’eruzione dell’Etna del 1669, e maestri del Seicento e Settecento come il Domenichino e il Guercino.
Oltre alle opere pittoriche, la pinacoteca ospita anche una ricca raccolta di oggetti storici e reperti archeologici, tra cui spicca il celebre busto marmoreo di Cesare rinvenuto a Capomulini, risalente all’epoca romana.
La sede attuale della Zelantea, in stile neoclassico, fu progettata agli inizi del Novecento dall’architetto Mariano Panebianco. L’imponente facciata introduce a un ambiente elegante, con ampie sale di lettura, gallerie espositive e ambienti di rappresentanza. Al suo interno si trova anche una suggestiva carrozza settecentesca appartenuta al Senato acese, oggi esposta al pubblico.
Oggi la biblioteca è sede dell’Accademia degli Zelanti e dei Dafnici, custode della tradizione culturale locale e promotrice di eventi, convegni e attività di valorizzazione del patrimonio storico e letterario di Acireale.
Visitare la Zelantea significa immergersi in un suggestivo palazzo neoclassico progettato dall'ingegnere acese Mariano Panebianco, oggetto di ampliamenti e arricchimenti. È una meta ideale per chi desidera esplorare non solo il territorio, ma anche le sue radici storiche, letterarie e artistiche. Un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato, e che ancora oggi continua a ispirare studiosi e visitatori da tutto il mondo.

Le Terre del Nisseno, nel cuore della Sicilia, rappresentano un crocevia spirituale e culturale di straordinaria ricchezza. Da Caltanissetta a Sutera, passando per Mussomeli, Delia e Campofranco, ogni comune custodisce chiese monumentali, santuari secolari e tradizioni religiose ancora oggi vive e partecipate.
Tra i luoghi simbolo del culto e della spiritualità nella Sicilia centrale spiccano:
Le feste patronali e le processioni tradizionali sono momenti di forte coesione sociale e spirituale. Celebrazioni come quelle dedicate alla Madonna del Soccorso, a Santa Margherita o a San Leonardo animano borghi e città con riti antichi, musica, costumi e gastronomia tipica. Durante queste ricorrenze, la comunità si riunisce attorno alla fede, trasformando le festività religiose in esperienze turistiche autentiche e cariche di significato.
Scopri le chiese storiche, i santuari panoramici e le tradizioni religiose più autentiche delle Terre del Nisseno. Vivi un’esperienza unica tra fede, cultura e paesaggi rurali con Discovering Rural Sicily, il progetto che valorizza i tesori nascosti della Sicilia centrale.

Nel cuore geografico della Sicilia, le Terre del Nisseno custodiscono uno dei patrimoni archeologici più ricchi e affascinanti dell’isola. Questo territorio, che comprende i comuni di Caltanissetta, Milena, Marianopoli, Acquaviva Platani, Bompensiere, Butera, Campofranco, Delia, Mazzarino, Montedoro, Riesi, San Cataldo, Serradifalco, Sommatino, Sutera, Villalba e Mussomeli, offre un viaggio nel tempo lungo millenni, tra villaggi preistorici, insediamenti greci, necropoli, santuari e antiche tradizioni che ancora oggi riecheggiano nei paesaggi e nei musei locali.
Le prime testimonianze di presenza umana risalgono al Neolitico e all’Età del Rame. Gli scavi effettuati nei territori di Milena, Marianopoli e Caltanissetta hanno portato alla luce reperti che raccontano di comunità agricole e pastorali ben organizzate, con strutture abitative rudimentali ma funzionali. Con l’arrivo dei Greci, a partire dall’VIII secolo a.C., il territorio conobbe un’importante fase di crescita culturale, economica e architettonica. I siti archeologici di Sabucina, Vassallaggi, Gibil Gabib, Cozzo Scavo, Polizzello e Raffe testimoniano questo periodo florido, diventando veri e propri poli di attrazione per studiosi e visitatori da tutto il mondo.
A pochi chilometri da Mussomeli, il sito di Monte Raffe si distingue per la sua posizione dominante e per l’eccezionale valore archeologico. L’area, attiva tra il IX e il V secolo a.C., offre una panoramica completa sull’evoluzione degli insediamenti nella Sicilia centrale: mura difensive, strutture abitative, aree sacre e necropoli raccontano la vita quotidiana e il rapporto con il sacro delle comunità indigene ed ellenizzate. Il contesto paesaggistico suggestivo e la stratificazione delle fasi insediative rendono Monte Raffe una meta ideale per gli amanti dell’archeologia e della natura. La vista panoramica e l’atmosfera intatta lo rendono un luogo perfetto per coniugare esperienza culturale e contemplazione del territorio.
I Musei Archeologici di Caltanissetta, Marianopoli e Gela sono tappe fondamentali per chi vuole approfondire la storia delle Terre del Nisseno. Qui è possibile ammirare corredi funerari completi, ceramiche finemente decorate, statuette votive, e persino oggetti di chiara influenza micenea che attestano i contatti tra la Sicilia e l’Egeo.
Ogni museo rappresenta un punto di riferimento culturale, ma anche uno spazio vivo, in dialogo con il territorio e con le comunità locali, che contribuisce a valorizzare un patrimonio troppo spesso sottovalutato.
Grazie agli itinerari culturali promossi da Discovering Rural Sicily, è oggi possibile vivere un’esperienza autentica di turismo archeologico in Sicilia, lontano dalle rotte più battute. Questo modello di turismo sostenibile unisce cultura, natura e tradizioni, offrendo al viaggiatore curioso un’occasione unica per scoprire una Sicilia meno nota, ma non per questo meno affascinante.

La Sicilia è una terra che intreccia natura, cultura e memoria, e il territorio etneo ne è una delle espressioni più affascinanti. Tra gli eventi più rilevanti che hanno segnato la storia del vulcano, la Colata Lavica del 1669 rappresenta una delle eruzioni più imponenti dell’Etna, lasciando un segno profondo sul paesaggio e sulle comunità locali.
Oggi, grazie all’iniziativa del GAL Etna Sud, questo evento si trasforma in un percorso esperienziale che promuove turismo sostenibile e responsabile, valorizzando i luoghi della memoria e la resilienza dei centri colpiti.

Il percorso inizia a Mascalucia, uno dei primi comuni investiti dalla colata. Ancora oggi, il paesaggio urbano e rurale conserva le tracce di quell’evento: edifici storici e strutture sopravvissute testimoniano la forza distruttrice della lava e la tenacia delle comunità.
Tappa imperdibile è il Santuario della Madonna della Sciara di Mompilieri, che venne seppellito dalla lava e in seguito riportato alla luce. Questo luogo sacro è simbolo della profonda devozione e della capacità di rinascita della popolazione locale.
Proseguendo l’itinerario, si incontra la Chiesetta del Soccorso, conosciuta anche come Chiesa della Misericordia, altro esempio di ricostruzione dopo la distruzione. Da qui si raggiunge Massannunziata, dove si trovano la Chiesa di Maria Santissima Annunziata e la Chiesetta di Sant’Antonio, entrambe immerse in un contesto storico di grande fascino.
La tappa successiva è San Pietro Clarenza, dove sorgono la Chiesa di Santa Maria delle Grazie e la Chiesa di Santa Caterina Vergine e Martire. Questi edifici religiosi rappresentano non solo il valore spirituale per la comunità, ma anche un patrimonio architettonico da tutelare.
A pochi passi si trova la Cava di San Pietro Clarenza, con il Monumento ai Caduti: un luogo di memoria collettiva che racconta il coraggio e la forza di un popolo capace di trasformare la tragedia in occasione di crescita.
Il viaggio si conclude a Camporotondo Etneo, con la visita alla suggestiva Chiesa di Maria Santissima degli Ammalati. Qui, la spiritualità incontra la natura, creando un’atmosfera intensa che permette al visitatore di immergersi nella storia e nell’identità del territorio.
Ripercorrere i luoghi della colata lavica del 1669 significa attraversare secoli di storia, fede e resistenza, in un itinerario che mette in luce la capacità delle comunità locali di ricostruire e valorizzare le proprie radici.
Il progetto promosso dal GAL Etna Sud si inserisce in una visione più ampia di turismo sostenibile e comunitario, che coinvolge le realtà locali in un percorso di sviluppo integrato, promuovendo il territorio etneo come destinazione autentica e culturale.
Scoprire i luoghi segnati dalla colata lavica del 1669 è un’esperienza profonda e coinvolgente, che unisce paesaggi vulcanici, spiritualità, memoria storica e partecipazione attiva delle comunità.
Prenota la tua esperienza con Discovering Rural Sicily e vivi un itinerario unico nel cuore dell’Etna Sud, tra patrimonio culturale, natura e tradizione.

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