C'è un ricco patrimonio gastronomico da scoprire nel cuore della Sicilia: quello delle Terre del Nisseno, dove la cucina si intreccia con la memoria e la terra. Questa regione, custode di antiche tradizioni culinarie, offre un’esperienza sensoriale unica che racconta la storia e l’anima di un territorio generoso e autentico.
Le colline dorate del Nisseno ospitano grani antichi come Russello, Timilia (Tumminia), Perciasacchi (Farrolungo), Maiorca e Bidì, coltivati con metodi tradizionali e rispettosi dell’ambiente. Questi grani sono la base per un pane dal sapore intenso, impastato a mano e cotto nei forni a legna secondo la tradizione.
L’olio extravergine d’oliva del Nisseno, ottenuto da varietà autoctone come Biancolilla e Nocellara, sprigiona profumi intensi di macchia mediterranea e un gusto fruttato con note piccanti che arricchisce ogni piatto.
I vigneti del territorio producono vini di alta qualità grazie al clima mediterraneo e ai suoli argilloso-calcarei, ideali per vitigni come Nero d’Avola e Syrah. Identità, sapore, profumo e tradizione si fondono in autentici percorsi del gusto che evocano un passato ancora vivo.
I pascoli rigogliosi della regione danno origine a formaggi d’eccellenza, prodotti con tecniche tramandate da generazioni. La tuma, primo formaggio ottenuto dal latte, si trasforma nel celebre caciocavallo palermitano, dalla forma tipica e sapore deciso. La ricotta, fresca o salata, è un simbolo del territorio, usata tanto nei piatti salati quanto nei dolci come il cannolo siciliano o la cassata: veri capolavori della pasticceria locale.
I formaggi di capra delle Terre del Nisseno hanno origini antichissime. Il latte di capra, nutriente e facilmente digeribile, è stato per secoli una risorsa preziosa per le comunità rurali, contribuendo alla loro sussistenza e cultura gastronomica.
Il celebre torrone di Caltanissetta merita una menzione speciale. Prodotto artigianalmente secondo antiche ricette, unisce miele locale a mandorle e pistacchi del territorio per un equilibrio unico di consistenza e sapore—né troppo duro né troppo morbido. Durante le festività, in particolare a Natale, il profumo del torrone appena fatto invade le vie dei borghi, segnando l’inizio di un rituale gastronomico secolare.
Visitare il Nisseno significa intraprendere un viaggio che nutre corpo e anima. Specialità tradizionali come:
Ogni boccone racconta una storia di famiglia, terra e passione—un’esperienza gastronomica che resta impressa nel cuore e nella memoria.
Che tu sia un viaggiatore gourmet o un semplice amante del buon cibo, il Nisseno ti aspetta con esperienze autentiche dove il cibo è il mezzo per scoprire l’anima più profonda della Sicilia centrale.
Su Discovering Rural Sicily puoi esplorare itinerari enogastronomici, scoprire eventi a tema, prenotare esperienze e conoscere chi ogni giorno coltiva, cucina e custodisce l’eccellenza di questa terra.
Visitare le Aci significa scoprire un concentrato di tipicità uniche attraverso offerte che spaziano dalla tradizione della pasticceria all’innovazione della cucina di chef di primo piano: dalle classiche colazioni con granita e brioche, così note ai locali e così uniche rispetto al panorama italiano e internazionale, ai pranzi di pesce fresco; dalla rosticceria introvabile altrove nella sua forma autentica, come la “tavola calda” siciliana, ai dolci della tradizione. Ogni angolo delle Terre di Aci racconta un gusto, una storia ed un’identità. Ti raccontiamo come potresti impreziosire ogni gustosa giornata e… dove, scorrendo la pagina.
Soprattutto d’estate, che nelle Aci dura climaticamente tra i quattro e i sei mesi, la giornata comincia spesso in un dolcissimo modo: a base di granita artigianale accompagnata da brioche col tuppo. Ben più di una colazione, per un rito condiviso da generazioni. Abbondano mandorla e cioccolato o caffè tra gli abbinamenti più amati, ma non mancano i gusti come gelso nero, pistacchio, frutta come pesca e fragola nonché, soprattutto, l’inconfondibile granita a base di limone dell’Etna IGP, come illustrato in più occasioni grazie all’omonimo consorzio attraverso la maestria di “cultori della materia” ed emblema di un metodo classico di preparazione che conquista volta per volta turisti, appassionati e conduttori televisivi. La classica brioche col tuppo, soffice e profumata, prende il nome dallo chignon delle donne siciliane. Si mangia strappando prima il tuppo per inzupparlo nella granita, secondo l’uso locale. Ogni pasticceria ha la sua versione: più burrosa, più dolce, con lievitazioni lunghe o aromi di vaniglia e arancia.
Tra una capatina al mare e una passeggiata tra le strade barocche delle Aci, è inevitabile lasciarsi tentare dalla pasticceria locale, dove ogni dolce ha una storia. Corredano le esposizioni cannoli di ricotta, cassatelle e paste di mandorla, tesori di sapore legati a feste religiose e folclore, come anche a ricorrenze e tradizioni familiari tramandate da generazioni. Ma accanto alla tradizione, diversi creativi maestri hanno saputo innovare con originalità e rispetto per il territorio. Tanti meritevoli pasticceri e maestri gelatai hanno saputo elevare a simbolo locale il limone verdello, agrume tipico delle Aci grazie alle “forzature” condotte dagli agricoltori in fase di maturazione. Con semifreddi gelati artigianali, diversi produttori storici locali danno golosa voce a un frutto che parla di estate, di freschezza, di Sicilia jonico etnea autentica. Ogni morso può diventare una scoperta, quasi una porta aperta su un racconto di terra, passione e memoria.
Da mezzogiorno, le Terre di Aci ed il cibo si intrecciano in una narrazione gusto e identità che attraversa paesaggi, borghi e tradizioni. Vi sono due anime gastronomiche ben distinte, dalle quali spiccano molteplici prelibatezze da tavola: quella marinara, tipica dei borghi sul mare, e quella contadina e conviviale del cuore antico delle Aci. Tra celebri ristoranti affacciati sul mare, dove il pescato fresco del giorno è protagonista indiscusso, è facile trovare pesce mediterraneo con “frutti” di mare e tipicità da scogliera indirizzato su degustazioni sempre nuove e sfidanti.
Come non menzionare poi osterie che hanno scandito la storia acese, locali storici delle Aci, sinonimo conclamato tra locali e turisti di accoglienza, cucina genuina e porzioni abbondanti, come una sorta di archivio della memoria. Piatti di pesce fresco, paste caserecce e portate di gastronomia doc fanno delle Aci una tappa imperdibile per chi desidera assaporare sapori autentici in un’atmosfera familiare, come se il tempo si fosse fermato in un pezzo un tratto di Sicilia orientale da foto ricordo.
Nel cuore del pomeriggio, ma per la verità a qualunque ora utile ai tempi digestivi nostrani, la risposta agli appetiti più golosi è la citata tavola calda, se possibile con rivisitazioni in chiave moderna che custodiscono storia e sfidano la modernità. Re indiscusso è l’arancino (nelle Aci il genere maschile non si discute), ripieno di ragù, burro ma anche in varianti creative come funghi o salmone. Un esempio d’eccellenza innovativa? Senza dubbio quello al cavolo trunzo, peraltro come presentato anche al G7 di Siracusa nel 2024, portando in una sede internazionale un prodotto che è emblema del territorio. Accanto agli arancini, non mancano cipolline, cartocciate, pizzette e bombe salate: un vero tour del gusto in formato tascabile, che esiste solo qui in Sicilia e ha trovato in diversi locali una perfetta sintesi di peculiarità tradizionale spinta verso creatività a base di presidi slow food e nuove frontiere della “tavola calda” nostrana.
Tra tante proposte differenzianti, svettano ristoranti che meritano d’essere annoverati sulla Guida Michelin, non lasciando nulla al caso in termini di cortesia ed eleganza di corredi e impiattamento. Chef di prestigio tra le Aci si distinguono in più occasioni per la loro cucina territoriale abbinata ad ambiziosi percorsi di innovazione, legati in particolare alla proposizione deliziosa del Cavolo Trunzo di Aci, presidio Slow Food, interpretato in piatti raffinati e genuini. Il cavolo trunzo, dal gusto deciso e ricco di proprietà benefiche, è diventato il simbolo di una nuova consapevolezza gastronomica che, a proprietà organolettiche clamorose ed oggetto di studi ora avanzati, si raccorda in un orgoglio identitario secolare. Per una pizza sfiziosa, le Aci offrono molteplici locali tipici e panoramici: tra le più curiose per vocazione, alcune premiate per impasti a lunga lievitazione e ingredienti a chilometro tendente allo 0, che propongono una filosofia slow food pr cui la pizza diventa una tela che racconta il territorio, tra pistacchio, timo selvatico e cavolo trunzo, oltre a tanti ingredienti protagonisti.
Visitare le Aci non è solo ammirare i faraglioni o passeggiare tra i vicoli barocchi. È anche lasciarsi guidare dal palato, dai noti formaggi di Aci Bonaccorsi al pescato invidiabile, fino alla scoperta dell’anima più autentica di questi angoli jonico-etnei di Sicilia, tra i quali spiccano i lupini di Aci Catena, “super food” dell’area di piano Reitana. Dalla brioche ai profumi della tavola calda alle creazioni degli chef contemporanei, ogni sapore custodisce una storia di memoria, terra e passione. Il consiglio, per il viaggiatore curioso, è semplice: sedersi con calma, scambiare due parole con chi cucina, farsi guidare. Qui il cibo è ancora intimo e conviviale, un invito a scoprire le tradizioni locali, la stagionalità, la creatività che sa reinventare anche un ortaggio umile come il cavolo trunzo. Mangiare nelle Aci è, in fondo, uno dei modi più intensi per viverle davvero.
Eccoti una serie di suggerimenti di operatori del settore che hanno messo a disposizione i loro contatti per i viaggiatori grazie al GAL Terre di Aci:


Le cooking class di Casa Planeta offrono un'immersione nella tradizione culinaria siciliana, guidate dallo chef Angelo Pumilia. In una cucina luminosa con vista sui vigneti e sul mare, i partecipanti apprendono ricette tramandate da generazioni, esplorando l'arte della preparazione e della presentazione dei piatti.
Partecipare a una cooking class di Casa Planeta significa vivere un'esperienza autentica, dove la passione per la cucina si fonde con l'amore per la terra. Un'occasione per scoprire i sapori, i profumi e le storie che rendono unica la tradizione gastronomica siciliana.
Un'opportunità imperdibile per esplorare la Sicilia più autentica attraverso la sua cucina.

La Valle del Belice è un territorio dove il tempo sembra scorrere al ritmo delle stagioni agricole. Qui, l’olivo Nocellara del Belice domina il paesaggio con il suo fogliame argentato e i suoi tronchi nodosi. Da questa varietà pregiata nasce uno degli oli extravergine più rinomati al mondo, DOP dal 1998, simbolo di un’identità culturale ed economica profondamente radicata.
L’oleoturismo in questa parte di Sicilia offre molto più di una semplice visita guidata: è un’immersione nella vita contadina, un dialogo silenzioso con la terra. Si può partecipare a:
Il periodo migliore per vivere l’oleoturismo nella Valle del Belice è tra ottobre e novembre, durante la raccolta delle olive. In questo periodo molte aziende aprono le loro porte ai visitatori, offrendo esperienze partecipative come la raccolta a mano e la molitura tradizionale.
L’olio qui non è solo un prodotto, ma un patrimonio culturale. Ogni bottiglia racconta una storia fatta di fatica, conoscenza tramandata e rispetto per l’ambiente. L’oleoturismo diventa così un mezzo per valorizzare l’agricoltura sostenibile e promuovere un turismo lento, consapevole, rispettoso delle comunità locali.
Con Rural Sicily puoi scoprire esperienze oleoturistiche autentiche nella Valle del Belice: itinerari personalizzati, visite in aziende agricole a conduzione familiare, eventi stagionali e percorsi didattici. Un modo per entrare in contatto con l’anima più vera della Sicilia, camminando tra ulivi millenari e assaporando il frutto più prezioso di questa terra.

Il lupino di Aci Catena rappresenta un'eccellenza agroalimentare e culturale della Sicilia orientale, simbolo di una tradizione contadina che affonda le radici nel tempo. Appartenente alla famiglia delle Fabacee, trova nel comprensorio delle Aci un habitat naturale particolarmente favorevole. Dal punto di vista agronomico, si distingue per la sua straordinaria adattabilità: parliamo di un vero e proprio “super food”. Cresce in quasi tutti i climi, resiste al freddo e si sviluppa anche in terreni poveri, sabbiosi e sciolti; predilige suoli con pH subacido o acido, rifuggendo quelli subalcalini o alcalini. Proprio grazie alla natura vulcanica del suolo dell'Etna, con i suoi terreni fertili e ricchi di minerali, e a un clima mite, questa coltura prospera con facilità nella zona.
Storicamente considerato un cibo povero, si rivela oggi una fonte preziosa di elementi nutritivi. Ricco di proteine vegetali, contiene anche una buona quantità di fibre solubili e insolubili, utili per la regolarità intestinale e il controllo del colesterolo. È naturalmente privo di glutine e rappresenta una scelta adatta a chi segue diete vegetariane, vegane o senza glutine. Dal punto di vista nutrizionale, il lupino offre anche una combinazione bilanciata di omega-3 e omega-6. Nonché vitamina E e sali minerali come manganese, ferro e zinco. Contiene inoltre la conglutina gamma, una proteina con effetto insulino-mimetico che può contribuire alla regolazione della glicemia. Queste proprietà rendono il lupino un alleato nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e metaboliche. Non a caso, negli ultimi anni è stato rivalutato anche in ambito medico e zootecnico. È infatti considerato un’alternativa naturale alla soia nei mangimi biologici.
I semi di lupino richiedono una lavorazione accurata prima di poter essere consumati, poiché contengono alcaloidi amari che, se presenti in concentrazioni elevate, possono risultare tossici: la tradizione prevede un processo di ammollo prolungato, seguito da bollitura e successivo riposo in acqua salata. Questo permette di eliminare queste sostanze sgradevoli e rendere il legume sicuro e gustoso. Negli ultimi anni, grazie alla diffusione di varietà di lupino dolce, la presenza di alcaloidi è notevolmente ridotta, semplificandone la preparazione. Inoltre, le moderne norme igieniche impongono la vendita in confezioni sigillate, a differenza del passato. Prima, infatti, i lupini erano venduti sfusi nei caratteristici “bachi” e confezionati a mano con carta paglia, secondo un’antica tradizione.
Nel cuore della località Reitana, ad Aci San Filippo, frazione del Comune di Aci Catena, la lavorazione artigianale del lupino si tramanda da oltre 250 anni, già grazie all’impegno storico della famiglia Chiarenza. Durante i tempi difficili della guerra, i lupini lavorati assumevano addirittura valore di scambio tra le famiglie dei paesi dell’area etnea. Questo legume, simbolo della valle dell’Aci, è stato per lungo tempo un alimento associato ai ceti meno abbienti. La coltivazione era concentrata principalmente nella contrada Reitana, dove il lupino cresceva spontaneo o con minima cura e alcuni stabilimenti artigianali ne curavano la lavorazione. Oggi, nella zona è rimasto un solo stabilimento, aperto principalmente nel finesettimana che conserva questa tradizione antica, situato in piazza Reitana, nel territorio di Aci Catena. I lupini sono ancora presenti anche nello storico mercato di piazza Marconi, ad Acireale, conosciuto come ‘a piscaria’. La zona è inoltre legata al celebre scrittore Giovanni Verga, che, durante le visite all’amico poeta Francesco Guglielmino ad Aci San Filippo, trovò ispirazione per il romanzo “I Malavoglia”. Nel 2016, per valorizzare questo prodotto tipico, è stato istituito il Premio "Lupino d’Oro", riconoscimento che ne celebra il valore sia a livello locale che nazionale. Oggi il lupino di Aci Catena incarna l’essenza di un territorio dove la memoria contadina si intreccia con la valorizzazione contemporanea. La riscoperta di questa antica coltura non solo conserva un prezioso patrimonio agroalimentare, ma può diventare motore di nuove opportunità per la promozione culturale e gastronomica della Sicilia orientale.

Il Limone dell’Etna IGP si distingue in diverse varietà, ciascuna con caratteristiche morfologiche e organolettiche specifiche:
Tutte le tipologie si distinguono per il tipico aroma agrumato dato dal citrale e un succo dal colore giallo brillante.

Il Limone dell’Etna rappresenta un legame profondo tra agricoltura e territorio.
La sua coltivazione, frutto di una tradizione secolare, è custodita dalle comunità della fascia jonico-etnea.
Il riconoscimento IGP ha permesso di tutelarne le varietà, rafforzarne l’identità e garantirne la qualità sul mercato nazionale e internazionale. Il marchio non solo ne certifica l’origine, ma protegge un patrimonio culturale e ambientale.
Apprezzato per le sue proprietà terapeutiche e per l’alto contenuto di citrale, il Limone dell’Etna è ideale fresco, come condimento o ingrediente in ricette dolci e salate.
La sua buccia profumata è perfetta per la preparazione di granite, gelati, dolci e bevande.
Tipica delle Aci è la bevanda a base di seltz, limone e sale, da gustare nei tradizionali chioschi della zona.
Tra i maestri che valorizzano questo agrume:
Franco Patanè, storico gelatiere, e Andrea D’Anna, autore del celebre dolce al Limone Verdello,
reperibile nella sua rinomata pasticceria di Acireale.

Il Cavolo Trunzo di Aci, antica varietà autoctona siciliana e oggi Presidio Slow Food, è diventato un simbolo di rinascita agricola e culturale e un segno distintivo delle Terre di Aci. Quasi scomparso negli anni Ottanta — ma ben presente nei ricordi degli anziani del posto — è tornato a crescere nei campi grazie alla tenacia di agricoltori e associazioni che hanno riconosciuto il suo valore culturale, nutrizionale e gastronomico. Oggi il Cavolo Trunzo racconta una Sicilia che guarda al futuro con consapevolezza, tra sostenibilità, innovazione e tradizione.
Profondamente legato all’origine vulcanica del suolo ionico-etneo, il Cavolo Trunzo di Aci cresce in un terreno ricco di minerali che ne esalta lo sviluppo. Questa varietà autoctona viene coltivata nell’area acese alle pendici dell’Etna ed è riconoscibile per la sua forma tonda, le foglie carnose e i gambi spessi con striature violacee. Il suo sapore è intenso, con retrogusto dolce e una nota aromatica fresca e sapida. È ricco di minerali e vitamine, ha effetti depurativi e un basso apporto calorico.
Questa unicità organolettica lo rende anche un ingrediente molto versatile in cucina. Un tempo base dell’alimentazione contadina locale, il Trunzo ha anche ispirato il soprannome “testa di trunzu”, usato in modo ironico per descrivere la proverbiale testardaggine e lentezza degli acesi. Con il tempo è stato soppiantato da altre varietà, ma oggi — grazie al crescente interesse di chef e agricoltori consapevoli — sta vivendo una nuova stagione di valorizzazione. È anche una coltura sostenibile: si utilizza ogni sua parte, riducendo gli scarti e promuovendo un consumo più consapevole e rispettoso dell’ambiente.
Coltivato nei terreni lavici dell’Etna, il cavolo Trunzo ha una storia affascinante che si intreccia con la cultura, il linguaggio e le tradizioni locali. Le sue origini risalgono al periodo della dominazione spagnola in Sicilia e viene persino citato nei diari di viaggio di Goethe. Il nome “trunzo” è dibattuto: per alcuni deriva dallo spagnolo “trompicar” (“inciampare”), per via della consistenza fibrosa della pianta; per altri da “troncho” (“ceppo” o “gambo”), in riferimento alla sua base spessa. C’è anche un’interpretazione dialettale: “trunzu” come sinonimo di “testone”, un modo di dire ancora oggi usato dai catanesi per prendere bonariamente in giro gli acesi.
La riscoperta del Cavolo Trunzo è una storia di resilienza e visione, guidata da piccoli produttori che ne hanno impedito l’estinzione e costruito una filiera sostenibile. Tra i protagonisti del rilancio, insieme al GAL Terre di Aci, ci sono Enzo Pennisi (referente del Presidio Slow Food), Salvatore Marino (coordinatore dell’ATS Cavolo Trunzo delle Aci) e Giovanni D’Avola. Grazie al loro impegno, questo ortaggio dimenticato è tornato ad essere simbolo di un’agricoltura consapevole che valorizza la biodiversità e i saperi locali. Come ha recentemente riportato Gambero Rosso, il riconoscimento come Presidio Slow Food ha rappresentato una svolta,aprendo la strada a progetti di ricerca e sviluppo in collaborazione con l’Università di Catania.
Oggi la produzione è distribuita su tre cicli stagionali, con circa 20.000 piante all’anno coltivate principalmente per il mercato locale. Un numero ancora contenuto, ma che racconta una storia coraggiosa: il ritorno del Cavolo Trunzo sulle tavole di Sicilia — e non solo.
Da ortaggio marginale a protagonista della tavola, il Cavolo Trunzo di Aci è diventato portavoce di una Sicilia che si riscopre attraverso la terra. Un simbolo di resilienza e identità che racconta un territorio capace di custodire la tradizione aprendosi alla reinvenzione. La sua rinascita non è solo agricola, ma anche culturale e gastronomica. Un intreccio virtuoso di memoria, innovazione e visione che restituisce dignità ai saperi rurali e apre nuove strade verso un’alimentazione autentica, sostenibile e consapevole.
I risultati si vedono già nei piatti degli chef acesi, che accolgono gli ospiti con proposte creative a base di questo ingrediente identitario.
Valeria Raciti (vincitrice di MasterChef 2019) e Salvo Sardo, entrambi di Aci Sant’Antonio, lo propongono nei piatti del ristorante Alloro di Acireale, primo ristorante delle Aci a entrare nella Guida Michelin. Da citare anche Emanuele Serpa e il suo ristorante Frumento, celebre per le pizze gourmet a base di Presìdi Slow Food e farine antiche. In occasioni speciali — tra cui il G7 2024 a Siracusa — Serpa ha proposto anche un arancino al Cavolo Trunzo di Aci, elevandolo al rango dell’alta cucina.

Le Terre del Nisseno, nel cuore della Sicilia, sono una delle mete ideali per chi desidera vivere un’esperienza autentica di turismo rurale. Qui, ogni viaggio si trasforma in un’immersione tra paesaggi collinari incontaminati, tradizioni agricole, artigianato locale e sapori genuini. Ancora lontana dal turismo di massa, quest’area è perfetta per chi cerca un contatto diretto con la natura, la cultura e le persone del territorio.
Nelle Terre del Nisseno, il visitatore non è uno spettatore ma un partecipante attivo. Si può:
Queste attività sono pensate per coinvolgere pienamente i visitatori in una vita rurale autentica, ideali per coppie, famiglie e piccoli gruppi in cerca di turismo esperienziale in Sicilia.
Il cuore dell’esperienza è il cibo. I prodotti agroalimentari delle Terre del Nisseno raccontano la storia della terra: olio extravergine d’oliva, vino, grani antichi siciliani, formaggi tradizionali. Molte aziende agricole offrono:
Attività perfette per chi vuole scoprire da vicino le eccellenze dell’agricoltura siciliana sostenibile.
Alloggiare nelle Terre del Nisseno significa entrare in una rete di ospitalità diffusa: agriturismi, case vacanza immerse nel verde, masserie ristrutturate ed ecomusei che raccontano la storia dei luoghi. Camminare, pedalare o andare a cavallo lungo i sentieri rurali siciliani permette un’esplorazione lenta e profonda del territorio.
Tra uliveti, vigneti e campi di grano, ogni scorcio diventa un invito a riconnettersi con il paesaggio — e con sé stessi.
Scopri itinerari, aziende agricole, eventi ed esperienze immersive su Discovering Rural Sicily, il portale dedicato al turismo rurale in Sicilia.
Lasciati guidare dal ritmo lento della terra. Le Terre del Nisseno ti aspettano.

Un formaggio unico al mondo, una valle intrisa di storie millenarie, un progetto che guarda con coraggio al futuro. È questo il cuore pulsante di Sicily Rural Lab, l’iniziativa promossa dal GAL Valle del Belìce nell’ambito del programma Discovering Rural Sicily, dedicata alla valorizzazione della Vastedda del Belìce DOP: il solo formaggio di pecora a pasta filata ad aver ottenuto il marchio europeo di Denominazione di Origine Protetta.
Presentato presso il MAC di Gibellina, il progetto ha coinvolto sei aziende locali in un percorso virtuoso di certificazione ISO 22000, volto a garantire elevati standard di sicurezza alimentare e rafforzare la competitività dei prodotti rurali siciliani sui mercati nazionali e internazionali.
Tra le azioni più innovative, spicca la realizzazione di un packaging moderno e identitario: una scatola nera elegante ispirata alle maioliche siciliane, pensata per posizionare la Vastedda del Belìce tra le eccellenze gastronomiche nei negozi gourmet e botteghe del gusto. A questo si affianca la creazione di un e-commerce dedicato, con un sito web che racconta la storia, la lavorazione artigianale e la filiera corta della Vastedda, offrendo un’esperienza autentica di acquisto online dei prodotti tipici siciliani.
La Vastedda del Belìce DOP è molto più di un prodotto caseario: è una testimonianza viva della tradizione pastorale siciliana. Lavorata interamente a mano – dalla trasformazione del latte crudo alla filatura su strumenti in legno – rappresenta un unicum nel panorama agroalimentare italiano. Grazie al suo gusto delicato ma deciso, e alla presenza di fermenti lattici attivi, è un ingrediente versatile e sempre più scelto anche dai cuochi gourmet come alternativa alla mozzarella, soprattutto nel mondo della pizza d’autore e dell’alta cucina siciliana.
L’iniziativa si inserisce nel progetto più ampio Discovering Rural Sicily. L’obiettivo? Valorizzare i territori rurali attraverso azioni integrate tra turismo, agricoltura, tradizioni locali e innovazione digitale.

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